MILANO. Risparmiare oltre 850 euro all’anno rispetto a un’auto a benzina e ridurre le spese di gestione e manutenzione. È il vantaggio economico che può offrire la mobilità elettrica secondo le ultime rilevazioni di Motus-E, mentre in Italia cresce anche la rete delle infrastrutture pubbliche di ricarica, ormai vicina alla soglia dei 90mila punti.

I dati, aggiornati al 30 settembre 2026, indicano la presenza di 88.368 punti di ricarica pubblici sul territorio nazionale, con un aumento di 18.096 unità negli ultimi dodici mesi. Un’espansione che accompagna la diffusione delle auto elettriche e punta a rendere più agevoli gli spostamenti, anche sulle lunghe distanze.

Il risparmio sui costi di utilizzo emerge soprattutto quando è possibile ricaricare l’auto a casa. Considerando una percorrenza annua di 12mila chilometri e una distribuzione delle ricariche pari all’80% tra le mura domestiche e al 20% presso le colonnine pubbliche, il costo medio per percorrere 100 chilometri con un’auto elettrica è di 5,50 euro. Per un’auto a benzina la spesa sale a 11,60 euro, mentre per una diesel si attesta a 11,50 euro.

Se tutta l’energia viene acquistata attraverso la ricarica domestica, il costo scende a circa 4,50 euro ogni 100 chilometri, con un risparmio di circa il 60% rispetto alla benzina. Anche chi non dispone di una presa privata può trovare un vantaggio economico: utilizzando esclusivamente le colonnine pubbliche, la spesa media è stimata in 9,40 euro ogni 100 chilometri, il 19% in meno rispetto alla benzina e il 18% in meno rispetto al diesel. I calcoli non comprendono eventuali abbonamenti e offerte commerciali degli operatori.

La convenienza non riguarda soltanto il costo dell’energia, ma anche quello complessivo di possesso e utilizzo del veicolo, il cosiddetto Total cost of ownership (Tco), che considera acquisto, rifornimento, manutenzione, assicurazione, bollo e valore di rivendita. Secondo l’analisi di Motus-E, nel segmento delle citycar un modello elettrico può consentire un risparmio di circa 3.300 euro nell’arco di sei anni rispetto a un’auto a benzina, ipotizzando 12mila chilometri annui e l’80% delle ricariche effettuate a casa. Il vantaggio può crescere nei segmenti superiori, anche grazie ai minori costi di manutenzione.

Sul fronte delle infrastrutture, quasi il 30% dei nuovi punti installati nell’ultimo anno è costituito da sistemi di ricarica veloci e ultraveloci. Un segnale del potenziamento della rete, pensato per ridurre i tempi di sosta e rendere più pratico l’utilizzo delle vetture elettriche anche per chi percorre molti chilometri.

Crescono anche le installazioni sulle autostrade. Al 30 settembre i punti di ricarica presenti lungo la rete autostradale erano 1.569, contro i 1.274 dello stesso periodo del 2025 e i 1.057 del 2024. L’85% delle infrastrutture è costituito da sistemi veloci in corrente continua e il 57% supera i 150 kW di potenza. Più della metà delle aree di servizio autostradali dispone ormai di punti di ricarica.

Resta tuttavia il tema dei collegamenti alla rete elettrica: la quota dei punti installati dagli operatori ma ancora in attesa di connessione da parte dei distributori locali è scesa al 12,3%, rispetto alla media del 14,9% registrata nel 2025.

La distribuzione delle infrastrutture conferma il ruolo di primo piano del Nord Italia. La Lombardia è la regione con il maggior numero di punti di ricarica pubblici, 18.866, con una crescita di 4.624 unità in un anno. Seguono il Piemonte, con 9.557 punti, il Veneto, con 8.646, il Lazio, con 8.161, e l’Emilia-Romagna, con 6.951.

Anche a livello provinciale la Lombardia occupa le prime posizioni. Milano guida la classifica nazionale con 7.710 punti di ricarica, 2.740 in più rispetto a dodici mesi prima. Seguono Roma con 6.243, Torino con 4.688, Napoli con 3.550 e Brescia con 2.588.

I numeri delineano quindi un doppio percorso: da una parte il possibile risparmio per gli automobilisti, dall’altra il progressivo ampliamento delle infrastrutture. La convenienza dell’elettrico dipende ancora dalle abitudini di utilizzo, dalla possibilità di ricaricare a casa e dai costi effettivi dell’energia, ma la crescita della rete pubblica rappresenta un tassello importante per rendere questa scelta accessibile a un numero sempre maggiore di conducenti.