ROMA. Una vicenda tanto atroce e folle da sembrare incredibile riaffiora dagli archivi della guerra bosniaca: uomini che avrebbero pagato per andare a sparare ai civili durante l’assedio di Sarajevo, trasformando l’orrore in un macabro “gioco di guerra”. Su questi presunti “cecchini del weekend” la Procura di Milano ha aperto un’indagine, dopo l’esposto di 17 pagine inviato dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini.
 

Secondo il documento, datato 28 gennaio, una fonte bosniaca identificata e appartenente ai servizi d’intelligence avrebbe segnalato già nel 1993 al Sismi la presenza di almeno cinque italiani sulle colline attorno alla capitale, «accompagnati per sparare ai civili». In uno scambio di mail del 2024, l’ex 007 racconta di aver saputo del fenomeno dall’interrogatorio di un volontario serbo catturato: «cinque stranieri hanno viaggiato con lui da Belgrado alla Bosnia-Erzegovina, almeno tre erano italiani».

La fonte riferisce di informazioni condivise con ufficiali del Sismi a Sarajevo, allarmati da indizi su presunti “gruppi turistici di cecchini/cacciatori” in partenza da Trieste. Nell’esposto vengono indicati tre possibili italiani coinvolti: “un uomo di Torino, uno di Milano e uno di Trieste”, con il milanese descritto come “proprietario di una clinica privata specializzata in interventi estetici”.

Il pm Alessandro Gobbis procede con l’ipotesi di omicidio volontario plurimo aggravato da crudeltà e motivi abietti. Tra gli elementi citati c’è anche un presunto “tariffario dell’orrore”: “i bambini costavano di più, poi gli uomini, quindi le donne, e gli anziani che si potevano uccidere gratis”.

Gavazzeni richiama il documentario Sarajevo Safari del regista Miran Zupanic, che racconta di americani, canadesi, russi e italiani disposti a pagare per “giocare alla guerra”. I “clienti”, secondo l’ex agente, erano “persone molto ricche”, e dietro l’organizzazione vi sarebbe stato il servizio di sicurezza statale serbo, con infrastrutture dell’ex compagnia aerea nazionale.

Nell’esposto si citano anche appassionati di armi e caccia, vicini all’estrema destra, che avrebbero usato la copertura venatoria per viaggiare verso Belgrado senza destare sospetti. Nel 2007 un ex vigile del fuoco statunitense, volontario a Sarajevo, aveva parlato in aula di “tiratori turistici”.

Ora il Ros dei carabinieri dovrà verificare testimonianze, documenti e contatti indicati nell’esposto, in un’indagine che potrebbe far emergere uno dei capitoli più inquietanti della guerra nei Balcani.