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VENEZIA. Il Veneto approva la legge sul fine vita e diventa la quarta Regione italiana, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, e la prima governata dal centrodestra a dare il via libera al provvedimento. Il testo di iniziativa popolare, che disciplina procedure e tempi dell’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito, è passato con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni.
Il presidente Luca Zaia ha precisato che il voto non riguardava l’introduzione del fine vita in sé, ma le procedure da seguire nei casi che rientrano nei requisiti fissati dalla giurisprudenza costituzionale. In Veneto, ha ricordato, dal 2019 sono state presentate 31 domande e soltanto tre hanno ottenuto l’autorizzazione del comitato etico. Zaia ha inoltre auspicato un intervento del Parlamento per evitare la nascita di discipline differenti tra le Regioni.
Il voto ha immediatamente riacceso il confronto politico nazionale. Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito «assurdo» che siano le Regioni a intervenire mentre il Parlamento non ha ancora varato una normativa nazionale. Riccardo Magi, segretario di Più Europa, ha sollecitato a sua volta una legge statale. Di segno opposto la posizione di Fratelli d’Italia: il senatore Matteo Gelmetti ha ribadito che una materia con implicazioni etiche, giuridiche e costituzionali di questa portata dovrebbe avere una disciplina uniforme in tutto il Paese.
Il tema interessa direttamente anche il Trentino-Alto Adige. Secondo il quadro tracciato dall’Associazione Luca Coscioni, proposte sul fine vita sono attualmente in discussione nelle Province autonome di Trento e Bolzano, oltre che in Umbria. Il sì del Veneto è quindi destinato ad alimentare anche il confronto locale, mentre resta sullo sfondo la richiesta, condivisa anche da posizioni politiche contrapposte, di un intervento


