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C’è un passaggio che divide un oggi ancora “ibrido”, da un futuro di sostenibilità senza ombre, si tratta della transizione energetica verso nuove fonti di energia. “Devono essere pulite, disponibili ed economiche” dice Martin Campestrini, CEO di Alperia Green Generation, l’affiliata del gruppo energetico dedicata allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Ma, il vero salto di qualità sta nell' integrarle e diversificarle. Alperia opera, da sempre, nella produzione di energia pulita da idroelettrico.
“Possiamo contare su 35 centrali idroelettriche - conferma Martin Campestrini - sulle quali abbiamo costruito negli anni una base solida”. Tuttavia, il potenziale di utilizzo delle risorse idriche è limitato, anche per garantire la tutela dell'ambiente alpino. Per questo Alperia ha avviato un vasto programma di diversificazione delle fonti, investendo, in particolare, in impianti eolici e fotovoltaici nelle aree della Penisola in cui vento e sole abbondano. In questa strategia si inserisce una visione che lega sviluppo, innovazione e sostenibilità, mantenendo al centro il territorio e i suoi bisogni. Sempre di più, infatti, non c’è economia possibile senza energia e non ci sarà energia, un domani, se non ci si allontanerà progressivamente dalle fonti più inquinanti.
Martin Campestrini, dove guarda Alperia da ora in avanti?
L’obiettivo è diversificare la produzione energetica, affiancando all'idroelettrico nuovi asset e nuove tecnologie per accelerare la transizione energetica.
Ad esempio?
In questo momento storico, eolico e solare.
Che tuttavia in Alto Adige trova poco spazio, giusto?
Il potenziale e le risorse in Alto Adige sono limitati per installare nuovi impianti fotovoltaici a terra o parchi eolici. Per questo motivo è stato deciso di sviluppare e investire in progetti in regioni dove le risorse naturali come sole, vento e la disponibilità di terreno siano maggiori.
Dove sono stati individuati?
I primi progetti sono stati avviati in Puglia insieme al nostro partner Alerion. Si tratta di quattro parchi eolici nei pressi di Foggia. Lo scorso anno abbiamo fatto anche il nostro ingresso nel settore fotovoltaico con un primo parco in Piemonte. Questi sono stati i primi passi per creare un portafoglio importante per il Gruppo Alperia e portare avanti la decarbonizzazione del sistema energetico.
Una delle criticità di queste fonti energetiche sta nella difficoltà di disporne a ciclo continuo. E questo tocca soprattutto le grandi aziende energivore su grandi livelli di produttività.
Lo storage di energia elettrica è fondamentale per integrare la produzione di fonti rinnovabili non programmabili. Quando non ci sono sole e vento la fornitura di energia deve essere comunque costantemente garantita. Questo si può fare solo con sistemi di accumulo di energia, come il pompaggio o le batterie.
Intende lo stoccaggio di energia per evitare cali di tensione sulla rete elettrica?
Questo è il programma. Che già oggi è attuabile e che consente di pianificare le produzioni potendo contare su un approvvigionamento sicuro e costante di energia anche da fonti non fossili. Si tratta di un grande passo avanti. Direi decisivo.
L’orizzonte a cui prelude tutto questo?
Una decarbonizzazione sempre più profonda delle attività produttive anche su larga scala. Su questo fronte Alperia è in grado di sviluppare una tecnologia estremamente flessibile sul piano della disponibilità e della potenza.
Sul piano pratico come si attua?
Con le batterie e con il pompaggio. Due soluzioni che le nuove tecnologie hanno reso affidabili ed efficienti sotto il profilo della produzione e della distribuzione.
Avete programmato anche qui progetti di questo tipo?
Alperia lavora al momento su progetti legati a entrambe le tecnologie. Un primo BESS (Battery Energy Storage System) in Alto Adige e lo sviluppo di un'iniziativa di pompaggio in Val d'Ultimo.
Alperia ha avviato un programma di installazione di colonnine di ricarica per auto non termiche. Che prospettive ci sono?
Buone direi, l’elettrico rappresenta il futuro della mobilità.
Tuttavia si sta assistendo in questi ultimi anni ad un rallentamento del mercato: da un lato perché il consumatore non è entusiasta dei modelli elettrici, dall’altro perché le stesse case produttrici hanno chiuso molte linee produttive per ritornare alla produzione di auto tradizionali. È corretto?
È quello che sta avvenendo. Tuttavia, il percorso verso una mobilità non fossile è irreversibile. Ci saranno rallentamenti ed incertezze. Ed è anche comprensibile l’atteggiamento delle industrie europee che dovranno in ogni caso ripensare il loro modello di business e investire in nuove produzioni per avere margini importanti coi quali respingere l’offensiva cinese.
Che tuttavia resta pericolosa no?
In effetti, poter contare su una quasi esclusiva produzione di batterie ha favorito l’industria cinese, che però ha anche beneficiato di sostanziosi aiuti di Stato. In questo scenario sarà inevitabile, anche in Europa, adottare politiche analoghe per non restare troppo indietro sul mercato.
Pensa che ci saranno ripensamenti anche sulla data del 2035 per il passaggio alla mobilità elettrica?
L’obiettivo al 2035 è già stato ammorbidito. Ritengo però che tra circa dieci anni questa discussione non verrà nemmeno più affrontata. Già oggi i veicoli elettrici sono molto competitivi nel segmento premium. Non appena anche le utilitarie saranno più economiche dei veicoli convenzionali, il dibattito sarà chiuso. Inoltre, la decarbonizzazione è raggiungibile solo attraverso i veicoli elettrici.
Un altro freno al mercato dell’elettrico sta nei tempi lunghi della ricarica. Cambierà qualcosa?
È già cambiato. Alcuni modelli, anche di marchi europei, sono oggi in grado di “fare il pieno”, come si suol dire, in tempi compresi tra i 10 e i 15 minuti. Il tempo di un caffè. (p.ca.)

