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L’innovazione e la formazione vanno di pari passo: non c'è progresso senza scuole che preparino i giovani al loro futuro professionale. Per farlo servono programmi moderni, contatti con la ricerca e aggiornamenti continui, sia dal punto di vista scientifico che organizzativo. Questo legame è fondamentale soprattutto nella sanità. In un ospedale, infatti, la cura del paziente dipende sia dalla ricerca medica che da una buona organizzazione logistica. La Claudiana si trova proprio al centro di questo mondo. È il Polo Universitario dove futuri infermieri, ostetriche, fisioterapisti e tecnici studiano insieme, scambiandosi idee e competenze. Sotto la direzione di Guido Bocchio, la scuola è diventata un vero e proprio punto di riferimento per l'innovazione e l'assistenza sanitaria sul nostro territorio.
Come il vostro Polo Universitario si pone obiettivi quali l’innovazione e la sostenibilità?
L’innovazione per noi della “formazione” significa rendere attrattivo il percorso di studi con contenuti moderni e aggiornati, legati alla ricerca scientifica, inoltre significa rendere attrattive le condizioni di lavoro una vota finita l’Università. Queste condizioni sono fondamentali per avvicinare i giovani alle professioni sanitarie, in un periodo dove la mobilità dei giovani è altissima.
Quali possono essere i rapporti tra voi e gli altri centri di ricerca e innovazione come, ad esempio, unibz?
Attualmente c’è attivo un unico progetto per l’apprendimento della seconda lingua. Per il resto, unibz non si è mai interessata alla formazione delle professioni sanitarie, allo stato non vi sono collaborazioni ne strategie per il futuro.
A quali esigenze del territorio è impegnata a rispondere Claudiana?
Noi rispondiamo al bisogno di professionisti da inserire nelle strutture sanitarie della provincia, non solo Azienda sanitaria, anche cliniche e strutture private operanti anche nel sociale.
La sanità è sempre al centro delle dinamiche non solo medicali ma anche sociali. Ci sono criticità da sanare, rapporti da perfezionare su questo terreno?
I problemi della sanità sono noti (liste di attesa e richiesta di servizi in forte crescita, innovazione clinica, costo dei farmaci e altri) e conseguono dallo sviluppo della società nella quale viviamo (innalzamento dell’aspettativa di vita, malattie croniche) e conseguono anche dal sistema “universale” adottato in Italia, dove la sanità viene garantita attraverso il servizio pubblico.
Come si può immaginare il futuro dell’Alto Adige da un osservatorio così qualificato come il vostro?
Difficile, dipende dalle dinamiche sociali mondiali. Il nostro territorio non è un’isola, è inserito in un contesto globalizzato. Credo si vada verso un livello di benessere alto che attira famiglie e giovani sensibili a nuovi parametri di valutazione della qualità della vita (ambiente, natura, tempo libero) e non per forza alla ricerca del business.
Vi sono preoccupazioni su un piano, quello della “fuga dei cervelli” e in generale di carenza di personale qualificato, non solo nel mondo delle imprese ma anche nel vostro?
Certamente, l’argomento forte è la disparità di condizioni economiche offerte a nord di Bolzano. Credo però che la provincia per la sanità sia in grado di offrire per il futuro condizioni competitive per attrarre operatori. (p.ca.)

