Al forum dell’Alto Adige Tito Boeri indica la rotta: innovazione, energia e politiche sociali per evitare un arretramento strutturale. L’economia saprà tenere insieme lo sviluppo e la sostenibilità? “Il tema non è se lo saprà o no. La questione è che deve farlo”. Sta in questa inevitabilità della connessione tra benessere degli umani e quello del pianeta il passaggio che ci attende, da qui ai prossimi anni. Molto è già stato avviato. Ma tutto lo si dovrà fare d’ora in avanti.

Tito Boeri taglia corto quando si tratta di porsi domande di questo tipo. E lo fa per una ragione che ritiene evidente: “Le risorse di cui disponiamo stanno su una curva discendente, come pure quella demografica di Paesi come il nostro. O ci attrezziamo oppure il futuro sarà complicato” dice. Tito Boeri vive da anni proprio su quel confine mobile che sta a ridosso del cambiamento, lo studia nelle sue dinamiche attuali e ne individua gli sviluppi possibili. Anzi, più che probabili. I quali sono stati tutti dentro la direttrice del Forum che l’Alto Adige ha voluto dedicare quest’anno proprio a “Economia e sostenibilità”.

Aprendo ad una riflessione il più possibile collettiva sulle possibilità che il sistema ha di auto rigenerarsi alla luce delle emergenze sia ambientali che legate al deperimento delle risorse tradizionali. Boeri, docente di economia alla Bocconi di Milano, già presidente dell’Inps e dunque sul terreno che più di altri risulta sensibile al rapporto tra occupazione, stato sociale, risorse e dinamiche demografiche - quello delle pensioni - consulente Ue, saggista e ricercatore, non poteva che essere al centro del Forum. Perché l’economia che tiene insieme la globalizzazione sta attraversando un passaggio complesso e non sarà più in grado di avanzare secondo gli schemi che l’hanno connaturata nel secolo scorso, dove la crescita era ritenuta inevitabile.

“Ora di inevitabile ci sono solo i problemi se non si cambia registro” hanno detto sia Tito Boeri che gli studiosi che mettono tutti i giorni i piedi nei territori del cambiamento anche nella nostra Università, all’Eurac o al NOI Techpark. “La scarsità di risorse già adesso - spiega Boeri - è una delle cause delle tensioni e lo sarà sempre più se non insistiamo nel muoverci sul terreno della diversificazione delle fronti energetiche e nella ricerca anche di stili di vita più sostenibili”. I quali, ecco il punto, hanno bisogno di interventi di qualità politica ma anche economica. Ad esempio il passaggio all’elettrico. Nei settori più centrali per i grandi Paesi manifatturieri come Italia e Germania, ad esempio, questo passaggio epocale sia sul piano produttivo che delle dinamiche di mercato, ha prodotto incertezza e ritardi.

“L’importante - ha affermato Boeri - che questa fase di assestamento non diventi strutturale”. Intende che già alcune reazioni negative dei consumatori rispetto all’auto elettrica ha prodotto un riassestamento all’indietro nella produzione dei modelli termici ma se questa tendenza risultasse prolungata, il rischio è che l’intero sistema industriale europeo, trascinato dall’automotive, possa arretrare ancor più rispetto alla concorrenza, soprattutto cinese. Per questo Boeri, al centro del Forum, ha insistito sulla inevitabilità di questa scelta di transizione ecologica.

“Attrezzarsi è l’unica strada da percorrere, dunque andare avanti nelle scelte sostenibili perché stare fermi vuol dire andare indietro” spiega l’economista. In questo osservando anche le possibili ricadute sul piano delle dinamiche sociali che devono fare nel frattempo i conti con i cambiamenti demografici, il tasso di fecondità e tutto il resto che, senza una spinta dei settori produttivi, possono smuovere anche lo stesso sistema pensionistico. Nella sostanza, economia e sostenibilità non sono e non possono essere due compagni di viaggio occasionali.

“Devono decidersi a viaggiare sempre fianco a fianco” hanno ripetuto al Forum sia docenti di Unibz, che i vertici degli uffici studi di Sparkasse o di Alperia. Quest’ultima rivelando di aver avviato un vasto programma di riposizionamento delle proprie fonti energetiche, integrando il suo classico idroelettrico con l’acquisizione e la creazione di campi eolici in Puglia e solari in Piemonte. L’esperienza sul campo delle imprese altoatesine, tra l’altro, ha permesso di confermare quanto la scelta sostenibile sia ormai connaturata allo stesso dna aziendale a tutti i livelli di gestione. Anche, ad esempio, rispetto al controllo e alla diminuzione delle emissioni interne di co2 come sta facendo da anni una holding come Sportler, che ha incaricato un ente di verifica di certificare il livello delle proprie emissioni nel corso del lavoro quotidiano. Ma anche la politica non sta ferma.

La Provincia autonoma, per citare l’assessora Magdalena Amhof, ha come proprio orizzonte di riferimento rispetto alla sostenibilità sul piano sociale quello di garantire lo sviluppo e quindi la produzione di ricchezza ma in una cornice di redistribuzione molto più accentuata che non in passato. Perché la sostenibilità passa anche attraverso un sostegno alle fasce deboli che sia finalmente strutturato e riconoscibile e non solo un supporto estemporaneo di fronte alle emergenze.

Insomma il Forum, con le diversificazioni dei suoi sguardi e la complessità dei suoi ambiti sia produttivi che di ricerca, ci ha svelato come un mondo sostenibile possa essere raggiunto solo attraverso sforzi compositi e non univoci. Uno dei modi possibili perché la transizione sia condivisa e non imposta, accettata come scelta di vita e non quale scelta ideologica.