Senza i giovani talenti lo sviluppo e l’innovazione di un paese inevitabilmente arrancano. Uno dei temi di maggiore attualità che riguarda l’economia nazionale è infatti la fuga dei cervelli, fenomeno che riguarda in modo considerevole anche l’Alto Adige. Nonostante la nostra provincia sia quasi sempre ai vertici delle classifiche nazionali per l’elevata qualità della vita, dei servizi pubblici, della solidità delle imprese e dei salari mediamente più alti che nel resto d’Italia, a minare l’attrattività del territorio sono le scarse possibilità di fare carriera, l’elevato costo della vita e degli alloggi.

I giovani altoatesini tra i 19/20 e i 35 anni, infatti, in particolare di madre lingua o con un buon livello di competenze nella lingua tedesca, si misurano con il vasto mercato del lavoro dell’area germanofona che offre stipendi e compensi professionali decisamente più alti e a una maggiore conciliabilità tra vita famigliare e lavorativa. Oltre a questi fattori tangibili il fenomeno è spesso legato anche alla ricerca di esperienze internazionali e a una diversa impostazione del percorso di carriera da parte dei giovani.


Un altro dato va sottolineato, nonostante il saldo tra coloro che emigrano e i nuovi arrivi sia negativo, chi giunge in Alto Adige ha un livello di istruzione e competenze professionali inferiori rispetto a chi l’ha lasciato. In particolare, sempre meno studenti tornano in Alto Adige dopo la laurea – a questo proposito va sottolineato il dato del settore medico-sanitario con circa 1.200 medici che si sono trasferiti dal 2004 - tuttavia, tale evoluzione riguarda non solo le persone in possesso di un titolo accademico, ma anche e in misura crescente, altri profili professionali. In una ricerca effettuata dall’Ufficio Osservazione del lavoro della Provincia Autonoma la quota di persone tra i 19 e i 34 anni che emigra dopo aver concluso un apprendistato o frequentato una scuola professionale provinciale, è relativamente bassa (9%), la percentuale tra i diplomati sale invece al 24%.

“Inoltre, circa il 10% degli studenti che, dopo la maturità, sono entrati direttamente nel mondo del lavoro, sceglie di partire. Particolarmente rilevante è il fatto che le persone che ottengono voti alti mostrano una propensione all’emigrazione superiore alla media”, ha osservato Stefan Luther, direttore Servizio Mercato del lavoro. In totale negli ultimi quindici anni il numero di chi emigra è cresciuto in modo significativo, passando da circa 1.500 a 7.000 persone, segno di un mercato del lavoro locale che fatica a trattenere i talenti. Un secondo fenomeno, meno evidente rilevato dall’indagine, è che chi non è nato in Alto Adige tende più spesso a ripartire, compresi alcuni casi in cui cittadine e i cittadini italiani, tornando nelle regioni d’origine. Ma anche un quarto delle persone emigrate nate in Alto Adige torna.

La statistica rileva che tra gli altoatesini che hanno lasciato la provincia tra il 2011 e il 2015, circa il 25%, dieci anni dopo il trasferimento risulta nuovamente residente. Le motivazioni che portano a emigrare o, al contrario, a rientrare, sono molteplici e vengono approfondite nell’ambito di uno studio attualmente in corso. “Il nostro mercato del lavoro non riesce a competere in tutti gli aspetti con quelli dei Länder austriaci, dei Länder tedeschi e dei Cantoni svizzeri - ipotizza il direttore Stefan Luther - non si potrà prescindere da un aumento della sua attrattività”.


PER I GIOVANI È IMPOSSIBILE ACQUISTARE CASA

In Italia servono cinquantasette anni di risparmi, in Alto Adige non ne bastano cento. Comprare casa è diventato quasi impossibile per i giovani. Un recente studio effettuato da una piattaforma di investimenti nazionale, ha certificato che in Italia sono necessari in media circa 57 anni di risparmi per raggiungere la cifra indispensabile a prendere in considerazione l’acquisto di un appartamento di 100 metri quadrati sul libero mercato. Nelle grandi città o in particolari aree del paese questo periodo può superare addirittura i 100 anni.

Le differenze sul territorio sono notevoli si passa dal Sud con costi più accessibili, che permettono di abbreviare i tempi fino a un massimo di 22 anni di mutuo, al Nord con Trentino- Alto Adige e Lombardia in testa e dove all’aumentare del costo cala in modo considerevole la metratura possibile. D’altronde, i prezzi di vendita a metro quadro continuano ad aumentare e conseguentemente anche i prezzi per gli immobili in affitto.

Considerando gli ultimi due anni di indagine sui prezzi del mercato in provincia di Bolzano, è stato rilevato che il prezzo per gli immobili residenziali in vendita a gennaio 2026 era in media € 4.777 al metro quadro, con un aumento del 4,67% rispetto a gennaio 2025 (4.564 €/m²). Il mese in cui è stato richiesto il prezzo più basso è stato aprile 2024 dove sono stati richiesti in media € 4.483 al metro quadro.

Per gli affitti a dicembre del 2024 il prezzo richiesto era di € 14,27 al mq, a dicembre 2025 il costo era salito a € 15,54 euro al mese con un aumento dell’8,90% mentre a gennaio 2026 – un mese dopo - per gli immobili residenziali in affitto sono stati richiesti in media € 15,64 al mese per metro quadro, che se raffrontato a gennaio 2025 segna un aumento del 10,06%. È evidente quindi che la situazione abitativa in provincia è molto critica e che – unita al costo della vita – non attrae i giovani a fermarsi o a trasferirsi in Alto Adige. Entro il 2040 in Alto Adige mancheranno circa 32.000 lavoratori (fonte: studio Fondazione Nord Est).

Le cause, oltre al brain drain, sono da ricercare anche nel cambiamento demografico, saranno infatti 70.000 gli altoatesini che andranno in pensione entro il 2040. Secondo un comunicato di Confindustria Alto Adige, affinché la provincia continui ad essere un territorio economicamente competitivo a lungo termine, è necessario adottare misure mirate. Un’economia forte ha bisogno di personale altamente qualificato è quindi indispensabile attrarre giovani talenti provenienti dall’Italia e dall’estero.

Tra le iniziative necessarie per rendere l’Alto Adige economicamente appetibile è indispensabile poter accedere ad alloggi a costi sostenibili e, soprattutto, in affitto sempre più i giovani di oggi vogliono infatti essere flessibili e meno radicati. Tuttavia, è necessaria comunque un’elevata qualità abitativa, anche per il personale qualificato internazionale. Si tratta inoltre di sviluppare nuovi modelli abitativi (alloggi a prezzi calmierati, edilizia abitativa di utilità sociale) e di creare alloggi in numero sufficiente e a costi sostenibili per gli studenti che, dopo aver frequentato i corsi universitari proposti da unibz e ottenuto una qualifica professionale elevata, possano avere l’opportunità di immaginare il loro futuro in Alto Adige.


LE NUOVE FORME DI OCCUPAZIONE GIOVANILE

Esercitare competenze invece di assicurarsi un posto fisso. I numeri dei Neet, l’acronimo inglese per i giovani tra i 15 e i 29 anni senza scuola e senza lavoro, anche se sceso del 28% rispetto al 2019, rappresenta da anni un dato negativo che colloca purtroppo l’Italia tra i paesi peggiori in Europa. Altro dato sconfortante è quello di coloro che hanno abbandonato la penisola (550mila tra i 18 e 34 anni tra il 2011 e il 2023) per cercare un maggiore riconoscimento del merito, oltre a quello economico e sociale.

Rispetto al periodo pre-pandemia ci sono però da registrare anche note positive: gli occupati under 30 sono tornati a superare i 3 milioni con un aumento di 206mila rispetto a prima del 2019 (il 7,3% in più). Sono infatti 144mila i ragazzi tra 15 e 29 anni per i quali è stata coniata una nuova sigla Eet (employed educated and trained) che studiano, lavorano, avviano start up e creano posti di lavoro anche per i loro coetanei.

Questi giovani non si riconoscono più nei modelli di organizzazione del lavoro del ventesimo secolo (perlopiù da dipendente) che viene percepito come uno schema che non valorizza il capitale umano, bensì hanno bisogno di mettersi costantemente alla prova studiando, imparando e superando i modelli precedenti. Sono giovani che cercano e riescono ad aprire start up negli ambiti più innovativi e tecnologici dell’economia, soprattutto nel settore dei servizi.

Le imprese giovanili fondate tra il 2017 e il 2024 si occupano di pubblicità e ricerche di mercato, offrono servizi di direzione aziendale e consulenze gestionale, si occupano di produzione cinematografica, televisiva e musicale, in quella di software e consulenza informatica, servizi di logistica, leasing e noleggio per una percentuale – nel periodo di riferimento – del + 228,7%.

Sono giovani che hanno bisogno di mettersi in gioco, dimostrare il loro valore e ottenere riscontri continui che certifichino le loro professionalità in un lifelong learning che li accompagna anche in una crescita personale. Il nuovo approccio è quello che viene definito come una nuova economia delle competenze con una crescente domanda di capitale umano altamente qualificato. Il futuro sta nella ricerca e sviluppo.


START UP E AZIENDE INNOVATIVE

La Lombardia si conferma, ancora una volta, la regione che conta il maggior numero di startup innovative: 3.389, pari al 27,46% del totale nazionale ma come va in Alto Adige? Al fine di creare spazio per nuove idee e rendere l’Alto Adige un polo strategico per l’innovazione è stato istituito nel 2017 il NOI Techpark, il distretto dell’innovazione che mette in rete 3 istituti di ricerca, 4 facoltà universitarie e oltre 80 aziende riunite in un unico luogo fisico per sperimentare progetti di ricerca, sviluppare prodotti - sono una settantina i laboratori scientifici e di creazione di prototipi - e promuoverne l’entrata in commercio.

I settori in cui l’Alto Adige è da sempre specializzato sono Green, Food & Health, Digital, Automotive & Automation, con una recente new entry nell’ambito della Biomedicina di un’azienda che sviluppa e implementa soluzioni informatiche innovative per il settore sanitario con un team di 18 addetti/e. Un altro importante insediamento da registrare è quello di un’azienda locale con il suo laboratorio per lo sviluppo e la sperimentazione di soluzioni supportate dall’intelligenza artificiale per la pubblica amministrazione.

Già oggi il numero degli occupati del polo tecnologico altoatesino supera le 1000 unità con una forte presenza di figure altamente qualificate (il 70% possiede un master o PhD). Sempre più aziende provenienti da tutta Europa scelgono inoltre Bolzano come sede ideale per le loro attività di ricerca e sviluppo, accanto alle aziende locali. Molte start-up nate qui sono diventate inoltre aziende affermate

INDUSTRIA: POSTI DI LAVORO INNOVATIVI E QUALIFICATI

Forte la vocazione all’export delle aziende altoatesine. L’industria è un comparto indispensabile in economia nonostante quella nazionale e locale, stia attraversando un periodo di grande incertezza, sia per il mercato economico globale sia per le dinamiche sociali locali nel loro complesso. In Alto Adige l’industria genera circa un quarto del prodotto interno lordo con imprese fortemente orientate all’export: negli ultimi dieci anni le esportazioni sono cresciute dell’87%.


Ogni anno il set- tore versa oltre 1,2 miliardi di euro di gettito fiscale, contribuendo al finanziamento di sanità, scuola e altri servizi pubblici locali. L’industria anche in Alto Adige, così come nel resto d’Europa è sotto pressione, ma è fondamentale che anche nella nostra provincia un posto di lavoro nell’industria continui ad essere attrattivo per i giovani in futuro.

Secondo Melanie Pernthaler, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria: “Le imprese industriali possono svolgere un ruolo chiave perché sono sinonimo di apertura internazionale e offrono posti di lavoro innovativi e altamente qualificati, contribuendo a trattenere talenti sul territorio”.

Confindustria ha presentato recentemente l’Agenda Alto Adige 2025-2029, un programma di azione che mira a rafforzare il ruolo dell’industria come motore di benessere e competitività per la provincia. Il documento punta a posizionare l’Alto Adige come area attrattiva in cui è desiderabile vivere, economicamente forte, capace di offrire prospettive alle giovani generazioni e al tempo stesso garantire welfare, qualità della vita e servizi efficienti.

Uno dei temi dolenti emersi sui quali è assolutamente necessario intervenire sono i salari che però sono strettamente legati alla produttività. L’industria è uno dei settori economici che possono garantire retribuzioni più elevate.

Ricerca, sviluppo e innovazione di prodotti e processi - requisiti fondamentali in un’azienda lungimirante - possono infatti far aumentare considerevolmente la produttività. Le grandi sfide del futuro riguardano inoltre la digitalizzazione, la decarbonizzazione, la sburocratizzazione e il cambiamento demografico. Imprescindibile per attrarre le nuove generazioni nel mondo del lavoro. 

CONCILIABILITÀ TRA FAMIGLIA, TEMPO LIBERO E LAVORO

Sempre più per le giovani generazioni l’equilibrio tra vita privata e lavoro è un fattore determinante nella scelta di un’occupazione. Circa il 20% dei giovani altoatesini, inoltre, secondo un’indagine condotta dall’IRE - Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano su iniziativa del Südtiroler Jugendring - ritiene fondamentale avere un buon clima lavorativo tra i colleghi e i datori di lavoro.

Quasi tutti gli imprenditori e le imprenditrici, che hanno partecipato all’indagine, riconoscono l’importanza di questo aspetto e, al fine di rendere la propria azienda più appetibile agli occhi dei nuovi collaboratori e fidelizzare i dipendenti esistenti, cercano di implementare misure che favoriscono il clima e la conciliabilità tra vita privata e lavoro.

La possibilità di usufruire del lavoro part-time è possibile nel 76% delle imprese altoatesine, la flessibilità degli orari di lavoro per il 72% mentre l’utilizzo della banca ore è al 42%, queste misure si rivolgono alla totalità dei collaboratori e rientrano nella più ampia sfera del cosiddetto.