Pensare globale ma agire locale: non è una contraddizione è una sintesi di futuro per tenere insieme ieri e domani. E poi, una tradizione consapevole come motore di avanzamento collettivo; e ancora la libertà individuale quale orizzonte capace di coniugare progresso e tenuta sociale. Infine, la tecnologia individuata per diventare una possibile soluzione praticabile a tutto, o quasi.

Sono scenari, parola che vuol dire prospettiva, possibilità ma supportata dalla ricerca e da parametri confrontabili. Non è dunque ipotesi ma opzione individuata. E dunque starebbe in questi quattro elementi di riflessione l’Alto Adige che si prepara a irrompere, non ora ma presto. E che potrà essere gestito, nei suoi sviluppi, da una attenta riparametrazione dell’esistente rispetto a quello che si (potrebbe) aspetta.

È stata Eurac, in un momento di grande attenzione al futuro, quello successivo alla pandemia, a mettere insieme un comitato interdisciplinare di una ventina di esperti altoatesini e stranieri per realizzare uno studio su ciò che attende tutti noi, qui. Indicando possibili itinerari. Data di qualche anno, non troppi, questa immissione di possibilità misurate, ma mantiene una sua strutturata credibilità. E in ogni caso costituisce un elemento, finalmente complesso nella sua interdisciplinarietà, di ragionamento rispetto al domani non solo produttivo, ma sociale, della ricerca, della tenuta di sistema.

Come strumenti metodologici si è partiti dalla considerazione che, per sapere come si svilupperanno i mercati, le industrie e la società, le aziende si avvalgono da anni della cosiddetta previsione strategica. Gli scenari futuri sono sempre più utilizzati anche nella pianificazione urbana e nello sviluppo regionale. Come primo passo, i ricercatori di Eurac Research hanno chiesto a un team interdisciplinare di esperti quali saranno, a loro avviso, i principali sviluppi globali che influenzeranno una regione alpina come l’Alto Adige nei prossimi dieci anni e oltre.

Nei rispettivi ambiti di competenza, gli esperti hanno indicato anche le sfide a breve termine legate alla pandemia. Sugli sviluppi globali e sulle sfide individuate dai membri del comitato – tra cui cambiamento climatico, urbanizzazione, migrazione, cambiamenti tecnologici e demografici – i ricercatori di Eurac Research hanno esaminato la letteratura, analizzato studi sul futuro, passato in rassegna la copertura mediatica nazionale ed internazionale e fatto ricerche in banche dati sulle tendenze globali.


Ecco gli scenari, che in particolare sul fronte geopolitico disegnano un contesto vicino a quanto già sembra essere in campo.

  • Essere regionali. Siamo nel 2030: La pandemia del covid-19 ha intensificato la concorrenza tra le nazioni e i blocchi geopolitici e ha contribuito a creare un generale senso di insicurezza e polarizzazione tra la popolazione. Molte persone in Alto Adige provano un forte senso di appartenenza e una forte identità regionale. La sicurezza sociale della propria popolazione, promossa da una politica sociale e di ridistribuzione mirata e la protezione della natura locale, sono al centro dell’attenzione politica. Negli ultimi dieci anni si è verificato un cambiamento radicale, che ha portato a una sorta di demarcazione dall’“esterno”, a uno spostamento verso “stili di vita analogici” e a un ritorno ai valori, ai costumi e alle strutture (familiari) tradizionali.
     
  • Il neo cosmopolitismo. Ecco la base del pensare globale e agire locale. Siamo ancora nel 2030: la pandemia del covid-19 ha evidenziato la vulnerabilità e l’insostenibilità di un’economia mondiale iper-globalizzata e orientata alla crescita e ha portato a un radicale ripensamento verso stili di vita e di produzione socialmente equi e ambientalmente sostenibili. La maggior parte delle persone in Alto Adige prova un senso di solidarietà verso la comunità globale. Il livellamento delle disuguaglianze sociali ed economiche, una politica partecipativa e la protezione del clima e dell’ambiente sono ai primi posti dell’agenda politica. Negli ultimi dieci anni si è verificato un profondo cambiamento strutturale, che ha portato a un riorientamento tendenzialmente neutrale alla crescita in alcuni i settori della società.
     
  • La libertà individuale. Si è rafforzata la fiducia nei meccanismi di mercato e nella concorrenza come principio fondamentale per l’ordine sociale. La maggior parte degli altoatesini dà importanza alla libertà d’azione individuale. Prestazione e responsabilità personale sono i più importanti principi guida sociali e si riflettono nelle misure di politica economica centrali: privatizzazione, deregolamentazione dei mercati e riduzione degli ostacoli burocratici. Queste e simili riforme sono state fortemente promosse negli ultimi dieci anni. Hanno portato all’individualizzazione e all’accelerazione della società e allo sbocciare dello spirito imprenditoriale e pionieristico. Allo stesso tempo, però, si è registrato anche un aumento del consumo delle risorse e una crescita delle emissioni.
     
  • ​​​​​​​Tecnologia e innovazioni verdi. Si intensificherà la cooperazione internazionale e allo scambio globale di informazioni, beni e servizi. Grazie alle nuove tecnologie e alle crescenti reti di cooperazione, la maggior parte delle persone in Alto Adige è ora collegata al mondo in un “villaggio globale”. La crescita economica, il progresso tecnologico e gli investimenti nella ricerca e nell’istruzione sono considerati gli strumenti più importanti per aumentare il benessere. Negli ultimi dieci anni sono state adottate misure mirate per affrontare anche le sfide sociali ed ecologiche puntando soprattutto sull’innovazione e sull’aumento dell’efficienza e promuovendo la “crescita verde”.

“Il nostro compito era quello di creare scenari futuri audaci per l’Alto Adige. Ora abbiamo completato la prima fase del nostro lavoro e abbiamo sviluppato un ampio ventaglio di prospettive e possibilità d’azione per un Alto Adige sostenibile nel 2030” aveva affermato l’economista di Eurac Research Harald Pechlaner, alla diffusione del report, allora direttore scientifico dello studio.

Il metodo, ecco l’altro elemento, aveva previsto che, per soddisfare gli interessi e le esigenze specifiche del territorio, non domini uno scenario particolare, ma piuttosto si combinino elementi di scenari diversi per creare una nuova prospettiva futura. Lo studio intende fornire spunti di riflessione per lo sviluppo sostenibile dell’Alto Adige, ma le decisioni sono nelle mani dei decisori politici, economici e sociali. Infine, ricercatori avevano prestato particolare attenzione a valutare se e in che misura gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDG) possano essere raggiunti all’interno dei singoli scenari. (p.ca.)