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BOLZANO. Cartella clinica top secret: la circolare è arrivata mercoledì sera a tutti i dipendenti dell’Asl ed ha creato subito allarme. A partire al più tardi da lunedì il Garante impone il rispetto rigoroso delle privacy, l’Azienda si adegua e non potrebbe fare diversamente, i medici si preoccupano e denunciano i rischi per il paziente alla cui cartella clinica, o dossier sanitario elettronico usando una terminologia più appropriata, lo specialista non potrà più accedere, se non dietro specifica autorizzazione dell’interessato.
Il pronunciamento del Garante riguarda anche il personale amministrativo che non potrà più avere accesso ad alcun dato se non alle informazioni necessarie per svolgere le funzioni amministrative cui è preposto. Ma cosa ha provocato l’emissione delle nuove disposizioni del Garante della privacy?
«La condanna - spiega Marco Cappello, direttore amministrativo dell’Asl - in primo grado nel 2010, in appello due anni dopo, di una segretaria a sei mesi di reclusione e 10 mila euro di multa per violazione del segreto d’ufficio, in sostanza aveva rivelato dati sensibili relativi ad una paziente. Una cosa, ovviamente, gravissima, per cui il 17 luglio è arrivato il provvedimento del Garante che ci ha dato un mese di tempo per adottare determinate prescrizioni».
Inutile dire - ed è questo che preoccupa i medici - che come precisa il direttore generale Andreas Fabi “ciò avrà un impatto sul trattamento clinico quotidiano” dei pazienti. In concreto questo cosa comporterà? «Ciò significa che d’ora in poi - precisa Cappello - la documentazione clinica, che verrà prodotta attraverso vari sistemi informatici, potrà essere accessibile esclusivamente dal singolo specialista - rispettivamente struttura - che l’ha fatta.
Ad esempio, potranno essere accessibili le informazioni raccolte nell’ambito di un ricovero solo all’interno del reparto di ricovero, fatta eccezione per i cittadini che abbiano dato una specifica autorizzazione all’accesso anche ad altri professionisti e alla visione dei dati pregressi». Ma la lettera inviata dall’Asl, tra il 2009 e il 2010, a 500 mila altoatesini, chiedendo di autorizzare il trattamento dei dati personali, non basta? «Secondo il Garante è un’autorizzazione generica, per consentire l’accesso all’intero dossier sanitario, serve un’autorizzazione specifica che visti i tempi stretti verrà chiesta nel momento in cui uno arriverà in ospedale».
L’Asl precisa che il paziente potrà dare l’ok alla costituzione di un dossier sanitario o negarlo, ma c’è anche la possibilità di escludere determinate informazioni cliniche. Fabi in una nota chiede “comprensione alla cittadinanza perché potrebbero esserci dei problemi e i tempi d’attesa potrebbero allungarsi”.
Preoccupato Paolo Bernardi, vicesegretario del sindacato Anaao: «Capisco la necessità di garantire la privacy, ma queste misure adottate in fretta e furia mettono a repentaglio la sicurezza del paziente. Per noi significa tornare alla preistoria, mi si chiede di fare una diagnosi e prescrivere una cura senza conoscere la storia clinica. Addirittura senza poter vedere neppure i risultati delle analisi fatte al momento dell’arrivo in Pronto soccorso».


