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SIENA - Telemonitoraggio continuo dei detenuti affetti da diabete direttamente all'interno del carcere, senza doverli spostare fuori dalla struttura per i controlli specialistici. È questo il nuovo sviluppo, avviato nel carcere di San Gimignano, in provincia di Siena, del progetto di telemedicina dell'Azienda Usl Toscana sud est, partito nel 2024 negli istituti penitenziari del territorio aziendale.
Dopo una prima fase basata sul teleconsulto specialistico da remoto, il progetto si arricchisce della possibilità di applicare ai detenuti diabetici sensori per il monitoraggio continuo della glicemia. In questo modo i diabetologi possono seguire a distanza e costantemente i parametri glicemici e intervenire sulla terapia, senza che i pazienti debbano uscire dall'istituto. L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra l'Uoc salute in carcere, diretta dal dottor Mateo Ameglio e la Uoc di diabetologia dell'ospedale Misericordia di Grosseto, guidata dalla dottoressa Loredana Rizzo, e punta a garantire un'assistenza tempestiva e di alta qualità per la cura del diabete all'interno degli istituti di pena, riducendo i costi e aumentando la sicurezza.
"Avviato nel 2024 presso la casa di reclusione di San Gimignano, il protocollo ha dimostrato concretamente l'efficacia della digitalizzazione e del lavoro di équipe nel garantire le cure in maniera continuativa: su 319 persone recluse, 30 sono risultate affette da diabete - dichiara la dottoressa Rizzo - In due anni sono stati svolti 67 teleconsulti specialistici da remoto sulla piattaforma ufficiale regionale e nessun detenuto ha dovuto effettuare spostamenti esterni, con un risparmio in termini economici e organizzativi e l'azzeramento dei rischi di sicurezza legati al trasporto. Il percorso compie oggi un ulteriore passo in avanti con l'applicazione delle nuove direttive regionali per il monitoraggio continuo del glucosio attraverso i sensori. Durante la visita a distanza, lo specialista diabetologo prescrive il dispositivo. Il servizio di Farmacia ospedaliera di riferimento, diretto dal dottor Silvano Giorgi, con la supervisione della dottoressa Barbara Meini, direttrice del Dipartimento Politiche del farmaco, invia in carcere i sensori per la misurazione continua della glicemia e i lettori hardware, privi di connessione internet per motivi di sicurezza. Il personale sanitario del carcere, opportunamente formato dai diabetologi, applica il sensore al paziente. I medici possono così monitorare e analizzare a distanza i dati della glicemia e regolare la terapia in tempo reale".


