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BOLZANO. Non basta sensibilizzare l’opinione pubblica sull’Alzheimer: alle famiglie che assistono persone affette dalla malattia servono risposte concrete, servizi accessibili e sostegni economici adeguati. A richiamare l’attenzione sulle difficoltà quotidiane dei caregiver è il Centro di Tutela dei Diritti del Malato Alto Adige-Südtirol ODV, che solleva anche una questione legata ai criteri utilizzati per l’attribuzione dell’assegno di cura.
Al centro delle preoccupazioni ci sono tre diversi percorsi di valutazione della non autosufficienza: la scheda V.I.T.A., la valutazione della Memory Clinic attraverso il CDR e l’attribuzione del primo livello collegata alla valutazione ai fini della Legge 104. Il Centro chiede di chiarire quali garanzie assicurino trattamenti equi e valutazioni omogenee a persone con bisogni assistenziali comparabili, evitando che modalità differenti possano portare a risultati diversi.
L’obiettivo, precisa l’associazione, non è contestare gli strumenti adottati, ma verificare la trasparenza e la coerenza dei criteri. La gravità clinica della demenza, infatti, non coincide necessariamente con il grado di non autosufficienza: occorre considerare anche le conseguenze sulla vita quotidiana, sull’autonomia personale e sulla necessità di assistenza. Il Centro chiede inoltre di conoscere gli strumenti disponibili per contestare o riesaminare valutazioni ritenute non corrispondenti alle reali condizioni della persona.
Restano aperte anche le questioni relative alle liste d’attesa, alla disponibilità di strutture per le demenze più complesse e al sostegno ai caregiver, spesso costretti ad affrontare pesanti conseguenze lavorative ed economiche. Per il Centro, riconoscere le difficoltà delle famiglie non è sufficiente: occorre accompagnare la sensibilizzazione con verifiche, impegni e risultati concreti.
(foto tema Ansa)


