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di Antonino Michienzi
Prosegue la corsa per completare il puzzle delle Case di Comunità entro il 30 giugno, quando le strutture dovranno essere pienamente operative. Se l'infrastruttura è pronta, il nodo resta il personale. Questa mattina, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha annunciato che per rispondere al fabbisogno di specialisti sta prendendo in considerazione l'idea di rimuovere l'incompatibilità che oggi non consente ai medici ospedalieri di avere altri rapporti di lavoro dipendenti o convenzionati con il Ssn. "Ci servono altri specialisti", ha detto in un'intervista trasmessa durante 'Healthcare & Pharma Talk' a Roma. "Stiamo pensando di togliere alcune incompatibilità che oggi credo sarebbe giusto non avere", ha aggiunto il ministro, aprendo a una collaborazione "fuori dell'orario di lavoro e su base volontaria".
I medici ospedalieri si sono detti aperti "a lavorare negli ospedali e nelle case di comunità. Ma con un ruolo e non come tappabuchi", ha spiegato all'ANSA Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed, il sindacato più rappresentativo dei medici del servizio sanitario. "L'importante è che non siamo considerati l'ultima spiaggia". Soprattutto, che non "si speri di coartare gli specialisti costringendoli ad andare nelle Case di Comunità come hanno proposto alcune Regioni", ha dichiarato. Intanto, qualcosa si muove anche sul fronte del contestato coinvolgimento nelle Case di Comunità dei medici di medicina generale.
Dopo lo stop alla proposta di riforma avanzata dal ministro Schillaci, ieri il Veneto ha annunciato di aver raggiunto un accordo con i rappresentanti sindacali della categoria. I medici di famiglia garantiranno la presenza nella fascia oraria tra le 8 e le 20, attraverso turnazioni dedicate. Notte e fine settimana saranno coperti dai medici operanti a regime orario. La firma è attesa entro questa settimana e la messa a regime per settembre. "La collaborazione con le sigle sindacali è stata importante e proprio grazie a questa collaborazione oggi siamo riusciti a chiudere questo accordo che permetterà di far funzionare le nostre 99 Case di Comunità", ha detto il presidente del Veneto Alberto Stefani. Che la via della concertazione con i medici rappresentasse la strada principale, lo aveva già annunciato il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato:
"Le Regioni stanno attrezzando fisicamente le Case di comunità, noi stiamo cercando di riempirle in accordo con i medici di medicina generale e senza mortificare le professioni", aveva detto ieri. Su questa strada si sta muovendo anche il Lazio. Il presidente della Regione Francesco Rocca ha fatto sapere che l'accordo con i medici è a un passo: "stiamo sottoscrivendo finalmente l'accordo integrativo. Ci abbiamo messo più di 6 mesi a chiudere un accordo che mancava da vent'anni nella Regione Lazio e potrebbe avere una portata storica", ha affermato. Intanto nelle ultime ore hanno preso posizione anche i medici di famiglia, confermando la disponibilità all'accordo, ma solo nell'ambito della negoziazione sindacale: "la valorizzazione del medico di famiglia non si costruisce per imposizione normativa, ma dentro lo strumento che la Costituzione e la legge assegnano alla regolazione del rapporto tra Stato, Regioni e professione, ossia l'Accordo Collettivo Nazionale", ha affermato in una nota la Federazione Italiana dei Medici di Famiglia (Fimmg). Ottimista il ministro della Salute: "ho fiducia nel senso di responsabilità di tutti i medici. Non credo che i medici di medicina generale verranno meno a un impegno all'interno delle case di comunità", ha detto, anticipando che nei prossimi giorni incontrerà camici bianchi e Regioni. (ANSA).


