(di Manuela Correra) (ANSA) - ROMA, 22 GIU - È fondamentale che le due sorelle minorenni scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena lo scorso 7 giugno e ritrovate a Formia nella casa di una parente della madre, dove sono state tenute nascoste per richiesta della stessa genitrice, tornino ora in un ambiente protetto, ossia alla permanenza in una struttura specializzata che funga da "incubatrice". Secondo Daniela Chieffo, responsabile dell'unità operativa di Psicologia Clinica del policlinico Gemelli-Università Cattolica, in questo momento è infatti cruciale che le due ragazzine, "fortemente traumatizzate dopo l'esperienza di 'reclusione' vissuta, rientrino in un ambiente dove siano tutelate e al contempo allontanate da influenze emotive familiari, con l'obiettivo di avviare un percorso mirato di recupero dal trauma".
    L'ambiente familiare, sottolinea l'esperta, "non tutelerebbe in questa fase le ragazzine, nè sarebbe l'ambiente migliore per la loro ripresa. E' invece necessario un ambiente 'cuscinetto', tutelato e protetto, come appunto una Casa famiglia che faccia da 'incubatrice': un luogo cioè dove le ragazzine si possano sentire protette e avvolte dal sostegno di figure terze di supporto ma dove al contempo, proprio come in una incubatrice, possano ripristinare, lontane da influenze esterne, una serie di circuiti psicologici ora 'spezzati' dall'esperienza vissuta". E' importante che in questa prima fase vivano quindi in un ambiente "asettico emotivamente", che sia cioè "esente da reazioni emotive legate ai familiari, al padre e alla madre": "Devono concentrarsi su se stesse, seguite da specialisti, con un percorso di psicoterapia individuale e focalizzato sul trauma. La priorità è che siano ascoltate e che vengano messe nelle condizioni di liberare le proprie emozioni evitando il più possibile qualunque condizionamento esterno".
    Altro punto è quindi valutare se, attualmente, per le due sorelle sia più o meno opportuno mantenere una forma relazionale con i genitori: "Va attentamente valutato sulle base delle condizioni delle ragazzine - afferma Chieffo - se in questa fase sia bene mantenere una relazione con i genitori e se, invece, un distacco momentaneo sia auspicabile proprio per consentire un più mirato recupero dal trauma". L'esperta richiama anche l'attenzione sul rischio di dinamiche relazionali conflittuali tra genitori. "Attraverso comportamenti di denigrazione o messaggi ambivalenti, il rapporto tra il minore e uno dei genitori può deteriorarsi, con conseguenze sullo sviluppo emotivo del bambino - spiega -. Il figlio finisce per sentirsi strattonato, fino a non comprendere più quale possa essere la propria relazione con ciascun genitore". Per ridurre questo rischio esistono percorsi specifici di sostegno alla genitorialità, "tuttavia - conclude - non sempre vengono accettati dalle famiglie coinvolte". Sulla vicenda interviene anche il sindacato degli psicologi Aupi evidenziando come in Italia "il conflitto tra adulti per le separazioni stia diventando un'emergenza". "In molti Paesi - afferma l'Associazione unitaria psicologi italiani - queste situazioni vengono affrontate con rapidità e attenzione al benessere del bambino. Nel nostro Paese, invece, le procedure restano complesse e la stessa riforma Cartabia ha finito per appesantire ulteriormente i percorsi". Il rischio è che "l'allungamento dei tempi trasformi il conflitto in una condizione permanente, con effetti sulla crescita dei figli". Da qui la richiesta del sindacato di investire su mediazione familiare e supporto psicologico. (ANSA).