(dell'inviata Manuela Correra) (ANSA) - MADRID, 25 OTT - Terapie sempre più mirate e innovative, meno decessi e un numero crescente di tumori che oggi è possibile trattare fino ad una 'cronicizzazione' della malattia. Molti i risultati raggiunti, ma l'oncologia del futuro ha un'altra sfida davanti: "L'obiettivo sarà anche quello di intercettare i pazienti che hanno superato la malattia ma che potrebbero ricadervi, e farlo prima che ciò accada", spiega all'ANSA Rossana Berardi, presidente eletta dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom). In altri termini, la sfida è giocare d'anticipo per riuscire ad anticipare e quindi evitare l'eventuale ricaduta: "Come? Dando la caccia al Dna circolante", risponde l'esperta.
    L'obiettivo, afferma Berardi, a Madrid per partecipare al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo), è "riuscire ad individuare in anticipo chi avrà una ricaduta, ovvero una recidiva, con il tumore che si ripresenta. Allo stato attuale quello che facciamo è il follow up, ovvero i controlli clinici e strumentali che ci consentono di identificare attraverso gli esami strumentali o di laboratorio i soggetti che sono in ripresa di malattia". Ma tali esami evidenziano una malattia che si è già ripresentata, sia pure in uno stadio iniziale. La nuova 'arma' è invece rappresentata del Dna circolante: "Attraverso un prelievo di sangue, quella che viene definita la biopsia liquida, che può essere più volte ripetuta nel percorso del paziente, possiamo andare a identificare molto precocemente piccoli frammenti di materiale genetico (Dna) liberi rilasciati dalle cellule tumorali nel flusso sanguigno quando muoiono o si degradano. Frammenti in quantità minima, tanto da non essere rilevabili dagli altri esami strumentali e clinici. Si tratta cioè di una presenza di malattia microscopica e ancora non tecnicamente rilevabile, ma che nel tempo potrebbe dare luogo ad una ripresa di malattia vera e propria".
    Insomma, "la sfida è questa: con una goccia di sangue potremo riuscire a capire chi sarà davvero guarito e chi, invece, ripresenterà una ricaduta in futuro. Ma sapendolo molto prima che ciò si concretizzi, giocando cioè d'anticipo, potremo sfruttare la regola del vantaggio e dunque - chiarisce l'oncologa - mettere in atto delle cure prima che la malattia si ripresenti davvero e si renda evidente ad esempio con delle metastasi". Una prospettiva affascinante, verso la cui realizzazione si stanno facendo primi passi. Ad oggi, tuttavia, sottolinea Berardi, "non abbiamo ancora definito quali cure e trattamenti mettere in atto in questo scenario. Ovvero: una volta che abbiamo capito che quel soggetto svilupperà nel tempo una recidiva del tumore, perché ha del Dna tumorale circolante, non abbiamo ancora definito cosa si può fare concretamente nella pratica clinica, e su questo vari studi sono in atto, puntando ad esempio ad una sorta di terepia di prevenzione".
    Insomma, "negli ultimi anni i passi avanti nell'oncologia sono stati enormi e per alcune forme di tumore si può anche parlare della possibilità di potenziale guarigione. Alzando sempre di più l'asticella, ora puntiamo anche a prevenire al massimo il rischio di riammalarsi. Non è un obiettivo a brevissimo termine, ma nel giro di qualche anno - conclude Berardi - credo potrà essere raggiunto". (ANSA).