(ANSA) - ROMA, 19 FEB - Meno cure per chi sta peggio - cronici, fragili, poveri e anziani - e un sistema frammentato e sottofinanziato, con circa 37 miliardi di euro di tagli cumulati nel decennio 2010-2019. È questo il quadro a tinte fosche delineato dal nuovo rapporto, presentato oggi alla Camera, della Fondazione per la Sussidiarietà sullo stato del Servizio sanitario nazionale. Nell'analisi viene evidenziata una progressiva perdita di universalismo ed equità, confermata innanzitutto dai dati sulla rinuncia alle cure: circa il 9-10% degli italiani ha, infatti, rinunciato o rinviato prestazioni necessarie per motivi economici, lunghe attese o difficoltà di accesso. Una quota che supera il 20% nelle fasce sociali più svantaggiate. Altro dato allarmante riguarda la spesa sanitaria out-of-pocket, quella di tasca propria da parte dei cittadini, che ammonta al 24% di quella totale, tra le più alte in Europa occidentale e in costante crescita dal 2010 (escluso il periodo del Covid-19). L'8,6% delle famiglie italiane, poi, è costretto ad affrontare spese sanitarie insostenibili, dato che colloca il nostro Paese tra i peggiori nell'area Ocse. Il carico della spesa sui nuclei familiari è passato dal 18,6% del 1980 al 25,7% del 2023 (+7,1%), mentre la quota della produzione sanitaria pubblica, sul totale, si riduce di 2,7 punti, passando dal 63,9% nel 1980 al 61,1% nel 2022.
    Inoltre, viene evidenziato nell'analisi, la relazione tra salute e titolo di studio è molto significativa, con il tasso di mortalità evitabile per 10.000 residenti che passa da 39,6 per chi è privo di titolo di studio o ha solo la licenza elementare a 20,3 per coloro che hanno una laurea.
    Un altro aspetto fotografato dal report è la situazione della popolazione anziana in Italia, con circa 4 milioni di over‑65 non autosufficienti che richiedono maggiore assistenza e la gran parte della cura che rimane affidata alle famiglie (l'assistenza domiciliare integrata, principale forma di presa in carico che unisce sanitario e sociosanitario, copre solo il 30,6% della platea).
    "Ho letto con grande attenzione il rapporto e ho riscontrato piena sintonia fra la visione di sistema sanitario e di integrazione dei servizi che viene proposta e le azioni che il governo sta portando avanti proprio per adeguare il nostro servizio sanitario ai bisogni dei cittadini in continua evoluzione", ha detto il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha riconosciuto come ci sia "un problema di frammentarietà dei servizi che non consente ancora una presa in carico dei pazienti sempre efficace". Il ministro ha poi ricordato lo stanziamento di risorse del Pnrr per la medicina territoriale. "Nelle case di comunità - ha aggiunto Schillaci - i cittadini devono trovare non solo prestazioni sanitarie, ma risposte ai bisogni sociali".
    "La sussidiarietà, come è intesa nel nostro rapporto, è una architettura di cooperazione tra Stato, territori e comunità - ha spiegato Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, promotrice dello studio -. È questa la chiave per restituire al sistema efficacia, equità e sostenibilità nel lungo periodo, rendendo il diritto alla salute non un principio astratto, ma un'esperienza reale e accessibile per tutti".
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