PHOTO
"E' concreta la possibilità che i nuovi farmaci oncologici arrivino con ritardo ai pazienti italiani, a seguito della attuale situazione geopolitica e delle nuove norme poste dagli Usa". E' il rischio paventato dalla presidente eletta dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), Rossana Berardi, dal congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO) a Chicago.
"Le politiche statunitensi sui farmaci - afferma Berardi - stanno già avendo un impatto in Europa e di conseguenza potranno averlo anche in Italia. Questo perchè la procedura della Most favoured nation (Clausola della nazione più favorita) che è stata adottata dal presidente statunitense, Donald Trump, inevitabilmente sta provocando un'allerta sia nella comunità scientifica sia nelle multinazionali che andranno ad approvare i farmaci nei diversi continenti e che stanno già guardando con cautela e con rischio alla possibilità di investire in Europa".
Nel momento in cui si deve investire, sottolinea, "è chiaro che le aziende cercano paesi più ricettivi da questo punto di vista, ma il tema dell'accesso ai farmaci e delle tempistiche è un tema fondamentale per i pazienti". In realtà, precisa Berardi, "questo processo è cominciato già prima, perchè se guardiamo agli studi clinici e alle sperimentazioni che sono stati attivati in Europa negli ultimi 10 anni, emerge che c'è stato un calo di circa il 50%. Varie sono le causa, tra cui figura sicuramente l'ascesa della Cina, che è un interlocutore privilegiato perchè ha una possibilità di effettuare sperimentazioni cliniche piuttosto veloci, con poca burocrazia e con la capacità di arruolamenti di tantissimi pazienti in poco tempo". Duque, avverte, "l'Europa, e l'Italia, vanno preservate, perchè la conduzione della ricerca clinica in ambito Ue e italiano è di grande qualità, con un attento lavoro di monitoraggio della qualità dei dati che poi si traduce nella possibilità di portare quel farmaco al letto del paziente".
Dunque, "è necessaria in questo momento una call to action per una azione comunitaria tra tutti gli interlocutori coinvolti nelle sperimentazioni", conclude.
Riferendosi poi al trend dell'aumento delle sperimentazioni cliniche in Cina, Berardi ha ricordato come anche all'ASCO si sia discusso dei rischi che ciò comporta, considerando il fatto che le "diverse popolazioni presentano anche un differente meccanismo di metabolismo dei farmaci, e dunque le caratteristiche di riposta della popolazione caucasica differiscono da quelle della popolazione asiatica".
"Per questa ragione - ha concluso - sarebbe bene che tutte le popolazioni siano presenti nei campioni di pazienti considerati per le sperimentazioni cliniche di nuovi farmaci".


