BOLZANO. Tempi lunghi, attese difficili da accettare e la sensazione di essere lasciati soli nel momento del bisogno. È il malcontento che emerge dal racconto di un lavoratore altoatesino, che denuncia ritardi nella sanità pubblica provinciale e la fatica di ottenere risposte rapide dopo un infortunio. Un caso che riaccende il tema delle liste d’attesa e dell’accesso alle cure, tra disagi concreti e crescente frustrazione da parte dei cittadini.
 

«Sono dipendente Seab, ho 62 anni. Mi sono fatto male al braccio nei giorni scorsi e ottenuto la visita in ospedale il prossimo 6 maggio, quando probabilmente mi sarò già rimesso. Mi dovranno dire se mi sono rotto i tendini o se si tratta di uno strappo. Non credo che i tempi della Sanità pubblica, debbano essere questi».

Questa la sintesi estrema, adesso i fatti. «Il 17 marzo mi sono infortunato al braccio. Stavamo lavorando con una minispazzatrice e svuotando con l'aiuto di un collega un sacco troppo pesante che si era riempito di ghiaia. Ho sentito uno strappo, un forte dolore e sono andato subito in Pronto soccorso dove dopo il passaggio al Triage mi hanno mandato in Ortopedia dove mi hanno fatto la lastra e spiegato che occorreva anche la risonanza magnetica. Pensavo me la facessero subito, impossibile, "si faccia fare la prioritaria", mi hanno detto. Risultato appuntamento il 31 marzo. Tardi. Allora mi hanno consigliato di andare in convenzione a Trento dove con un'attesa di due giorni il 19 marzo mi è stata fatta la risonanza. Per la visita ortopedica dovrò aspettare però fino al 6 maggio. Tempi infiniti - chiude - senza sapere se ho il tendine rotto o uno strappo. Il braccio mi fa male, vado avanti tra pomate, creme e antidolorifici».