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(ANSA) - ROMA, 06 FEB - La Società italiana di medicina dei viaggi e delle migrazioni (Simvim) presenta le linee guida per la vaccinazione contro il virus della chikungunya (Chikv), che dovrebbe essere inserita fra gli adempimenti da compiere prima di mettersi in viaggio verso mete come Cuba, Brasile e altri paesi dell'America Latina e dell'Asia, come l'India, e alcune aree della Cina. Nello specifico, il vaccino contro Chikv dovrebbe essere preso in considerazione/raccomandato per: viaggiatori diretti in aree con focolai attivi; viaggiatori a più alto rischio (es. malattie croniche o gravi, età avanzata); viaggiatori diretti in paesi in cui si è verificata trasmissione locale di Chikv negli ultimi 5 anni; personale di laboratorio che maneggia il virus; donne in gravidanza che non possano per alcun motivo posporre il viaggio in area a rischio. Inoltre, non si ritiene opportuno porre un limite temporale rispetto alla durata del viaggio poiché l'evento che conduce all'infezione (la puntura della zanzara) può verificarsi in qualsiasi momento a partire dall'arrivo nel paese di destinazione. Si raccomanda di vaccinare almeno 14 giorni prima della potenziale esposizione al Chikv. "A differenza di indicazioni promulgate in altri Paesi, in queste non vengono poste tempistiche minime di soggiorno in aree a rischio per raccomandare la profilassi, si sottolinea invece che la puntura di zanzara può verificarsi in ogni momento - spiega Andrea Rossanese, presidente della Simvim -. Ciò implica che la profilassi debba essere valutata attentamente non solo per i singoli viaggi di lunga durata, ma anche per i viaggiatori che si recano frequentemente in aree a rischio". "Il termine Chikungunya significa letteralmente 'colui che cammina storto', un'immagine che descrive perfettamente i dolori articolari invalidanti causati da questa patologia", ha aggiunto Alberto Tomasi, già direttore del dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Usl Toscana Nord Ovest e Past President della Simvim.
Inoltre, complici i cambiamenti climatici, ricordano gli esperti, "la prevenzione è oggi cruciale anche per evitare focolai autoctoni in Europa". (ANSA).


