(ANSA) - MADRID, 24 OTT - Una nuova terapia in combinazione si è dimostrata efficace contro il tumore del polmone a piccole cellule a stadio esteso, o microcitoma, una forma molto aggressiva e finora con poche opzioni terapeutiche. La molecola tarlatamab in associazione con la molecola immunoterapica durvalumab, in prima linea, riduce infatti il rischio di morte del 58% e ad un anno era vivo quasi l'80% dei pazienti, rispetto al 53% con il solo durvalumab. La sopravvivenza libera da progressione di malattia è più che triplicata. Lo evidenziano irisultati dello studio di fase 3 DeLLphi-305, presentati al Simposio Presidenziale del Congresso dell'European Society For Medical Oncology (Esmo) e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine. La presentazione dei nuovi dati è stata accolta con una standing ovation da parte della platea, data la loro rilevanza per una forma tumoale molto difficle da trattare.
    Le implicazioni cliniche di questi risultati, rileva lo studio, sono sostanziali e suggeriscono che introdurre tarlatamab in una fase più precoce del percorso terapeutico potrebbe modificare in modo significativo il decorso di una malattia finora considerata estremamente difficile da controllare.
    il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, spiega Marcello Tiseo, Direttore UOC Oncologia Medica, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, "rappresenta una patologia a prognosi severa, per la quale nel corso degli anni si sono avuti modesti passi in avanti. L'introduzione dell'immunoterapia ha portato un vantaggio in mediana di sopravvivenza pari circa 2 -3 mesi, portando l'attesa di vita pari a 12-13 mesi. I risultati dello studio DeLLphi305 sono veramente importanti perchè mostrano come la combinazione di tarlatamab e durvalumab offerta come mantenimento ai pazienti non in progressione dopo chemio-immuntoterapia sia in grado di prolungare la sopravvivenza a 21.1 mesi, con un vantaggio mediano di oltre 8 mesi, portando la percentuale di pazienti vivi ad 1 anno a circa all'80%. Questo beneficio, confermato in sottogruppi anche a peggiore prognosi quali i pazienti con metastasi cerebrali ed epatiche , rappresenta il maggiore guadagno in sopravvivenza ottenuto nella storia del trattamento del microcitoma in stadio esteso". Questi risultati, prosegue, "suggeriscono che introdurre tarlatamab in una fase più precoce del percorso terapeutico dei pazienti con microcitoma in stadio esteso potrebbe modificare in modo significativo il decorso di una malattia cosi difficile da controllare".
    Il carcinoma polmonare a piccole cellule è una delle forme più aggressive di tumore solido. Ogni anno rappresenta circa il 13-15% degli oltre 2,6 milioni di casi di tumore del polmone diagnosticati nel mondo. (ANSA).