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"Contratto subito". È con questo grido che migliaia di lavoratori della sanità privata questa mattina hanno manifestato in piazza Santi Apostoli a Roma, durante la giornata di sciopero proclamato dalle sigle sindacali Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. Una mobilitazione che ha registrato, secondo i promotori, l'adesione del 70% degli oltre 300mila professionisti del comparto, al netto di chi è rimasto in servizio per gli obblighi di legge. Unanime la rivendicazione: superare il blocco dei contratti nazionali Aiop e Aris che non vengono rinnovati da 8 anni per la sanità privata e da 14 anni per le Rsa, con il conseguente congelamento dei salari. "La sanità privata svolge un servizio pubblico", "stesso lavoro, stessi diritti, stessi salari", "no alla ricchezza costruita sul dumping contrattuale", sono le frasi ripetute dai sindacalisti e dai lavoratori intervenuti sul palco della manifestazione.
"È una vergogna, perché a fronte di questa situazione ci sono imprese che in questi anni continuano a fare profitto ma non restituiscono nulla al mondo del lavoro", ha detto Federico Bozzanca, segretario generale di Fp Cgil, che denuncia "un gap salariale con il sistema pubblico che arriva a 500 euro al mese". Sulla stessa linea il segretario generale di Cisl Fp, Roberto Chierchia, che evidenzia come "stiamo assistendo a un servizio pubblico delegato al privato, che prende finanziamenti pubblici, ma non rinnova i contratti dei propri dipendenti".
"Nel periodo della pandemia questi lavoratori sono stati definiti eroi, mentre oggi vengono calpestati e non rispettati - ha aggiunto Rita Longobardi, segretaria generale di Uil Fpl -. Non si può continuare a speculare sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori". Secondo i dati di Mediobanca citati dai sindacati, il settore della sanità privata nel 2023 ha toccato la cifra record di 12,02 miliardi di euro di fatturato netto, con una crescita strutturale del 15,5% rispetto al 2019, con le aziende che dispongono di una liquidità immediata che sfiora gli 1,8 miliardi.
"Chiediamo ora al Ministero della Salute e alla Conferenza delle Regioni un intervento normativo chiaro e tempestivo - la richiesta di Bozzanca, Chierchia e Longobardi -. Le risorse pubbliche devono essere vincolate indissolubilmente al rispetto dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative: senza rinnovo non deve esserci accreditamento".
Un'idea condivisa anche dai parlamentari dell'opposizione che hanno partecipato al sit in di solidarietà ai lavoratori. "Il governo potrebbe usare degli strumenti semplici per favorire il rinnovo del contratto, basterebbe che legasse le convenzioni all'applicazione del contratto, al suo regolare rinnovo e alla garanzia di retribuzioni eque", ha detto la senatrice del Pd Susanna Camusso a margine della manifestazione. "I lavoratori della sanità privata sono soggetti a condizioni contrattuali decisamente peggiorative rispetto a quelle dei lavoratori del pubblico, pur sopportando anch'essi un carico di lavoro importante, come ad esempio i lavoratori delle Rsa", ha sottolineato la senatrice del Movimento 5 stelle Elisa Pirro.
Le fa eco il compagno di partito Andrea Quartini, che sostiene come "fare lucro sulla salute sia sempre sbagliato, a maggior ragione se non vengono stabiliti criteri di accreditamento delle varie strutture". Mentre Marianna Ricciardi, capogruppo M5s in Commissione Affari Sociali alla Camera, ha presentato un'interrogazione al ministro della Salute per spingerlo a intraprendere un'iniziativa istituzionale per favorire la ripresa del confronto sul rinnovo dei contratti e attivare un tavolo di confronto a livello nazionale. Infine, per il senatore di Avs Tino Magni "è inaccettabile, in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, bloccare il rinnovo dei contratti che servono a ridare valore al lavoro e permettono il recupero dell'inflazione ai lavoratori".


