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(ANSA) - ROMA, 06 FEB - Si amplia la gamma di pazienti oncologici che possono beneficiare del trattamento con l'immunoterapia. L'Agenzia Italiana del Farmaco ha infatti approvato la rimborsabilità di pembrolizumab in 3 nuove indicazioni. Cambia così la pratica clinica in due neoplasie ginecologiche (il tumore della cervice uterina e quello dell'endometrio) e uno delle vie urinarie (carcinoma uroteliale). L'Aifa ha, inoltre, riconosciuto il requisito di innovatività terapeutica ai due nuovi regimi basati sull'immunoterapia con pembrolizumab nei tumori dell'endometrio e dell'urotelio. Negli ultimi 10 anni, in Italia, i decessi per cancro sono diminuiti del 9%. Un risultato importante, a cui hanno contribuito le campagne di prevenzione, l'adesione agli screening e l'innovazione terapeutica rappresentata anche l'immunoncologia che, in pochi anni, è diventata un cardine nel trattamento di numerose neoplasie. I nuovi regimi terapeutici appena approvati hanno dimostrato benefici importanti per i malati: nel tumore della cervice uterina, il rischio di morte è stato ridotto del 43% nelle pazienti in stadio III-IVA; nel carcinoma dell'endometrio il rischio di progressione della malattia è diminuito del 66%. Nel carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico, il rischio di morte è stato ridotto del 49% e la sopravvivenza globale mediana è più che raddoppiata rispetto alla chemioterapia.
"Per la prima volta in 25 anni, cambia la pratica clinica nel tumore della cervice uterina localmente avanzato ad alto rischio, in cui lo standard di cura finora è stato rappresentato dalla sola chemioradioterapia concomitante", afferma Domenica Lorusso, responsabile del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e professore ordinario di Ostetricia e Ginecologia di Humanitas University. Il nuovo approccio, spiega Lorusso, "somma i benefici a lungo termine dell'immunoterapia con l'efficacia immediata della chemioradioterapia che hanno già dimostrato in altre patologie un effetto di reciproco potenziamento, quando somministrate insieme". Le sperimentazioni hanno confermato la validità di questo approccio. Nello studio Keynote-A18, pubblicato su The Lancet, l'associazione pembrolizumab-chemioradioterapia ha ridotto il rischio di morte del 33% rispetto alla sola chemioradioterapia concomitante. Il tasso di sopravvivenza globale a 3 anni è risultato dell'82,6% per l'associazione rispetto al 74,8% della sola chemioradioterapia in tutta la popolazione dello studio.
"Fin dagli anni Ottanta gli schemi di chemioterapia a base di platino hanno rappresentato lo standard di cura del carcinoma uroteliale non resecabile o metastatico", spiega Roberto Iacovelli, professore associato di Oncologia Medica all'Università Cattolica del Sacro Cuore - Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs di Roma. Ora il trattamento cambia. Il nuovo regime terapeutico agisce su due fronti, spiega lo specialista: "uno è costituito dal sistema immunitario che viene riattivato contro il tumore grazie a pembrolizumab, l'altro è la maggiore selettività nell'aggressione delle cellule malate, grazie all'anticorpo farmaco-coniugato, che costituisce una forma di chemioterapia più evoluta. In questo modo, si ottiene un controllo più duraturo e profondo della neoplasia".
"La sopravvivenza globale mediana è più che raddoppiata e l'efficacia della terapia nel ridurre significativamente l'estensione della malattia è possibile in una percentuale rilevante dei pazienti, ovvero il 67% rispetto al 44% della chemioterapia", conclude Iacovelli. "Siamo di fronte a una vera rivoluzione della cura e a un'innovazione decisiva per i pazienti". (ANSA).


