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Perdere peso e controllare il diabete potrebbe divenire più facile: nuove molecole sono infatti in sperimentazione, e si aggiungono ai farmaci già in uso. È quanto si evince da due ricerche presentate al congresso della European Association for the Study of Diabetes (Easd) a Milano.
Il primo studio, pubblicato su The Lancet, mostra che un farmaco a tripla azione (attivo simultaneamente su tre recettori chiave del metabolismo), il retatrutide, porta a una perdita di peso sostanziale e a un miglior controllo glicemico. Chiamato TRIUMPH-2, lo studio è stato diretto da Juan Pablo Frías del Los Angeles Institute for Metabolic Research. Durato 80 settimane, ha promosso il farmaco anche per il controllo dei fattori di rischio cardiovascolari (eccesso di trigliceridi e colesterolo, ipertensione). Si tratta di una sperimentazione di fase 3 volta a valutare l'efficacia e la sicurezza del retatrutide, un farmaco primo nella sua classe, che agisce sui recettori tripli degli ormoni GIP, GLP-1 e glucagone, in adulti affetti da diabete di tipo 2 e obesità o sovrappeso. A 80 settimane, tutte le dosi di retatrutide (4 mg, 9 mg e 12 mg) hanno determinato una significativa perdita di peso e una riduzione dell'emoglobina glicata. "Questi risultati rappresentano un altro passo avanti per la gestione integrata di obesità e diabete di tipo 2 - dichiara Stefano Del Prato, Affiliate Professor, Centro di Ricerca Interdisciplinare Health Science, Scuola Universitaria Superiore Sant'Anna di Pisa - Nello studio, i partecipanti trattati con retatrutide alla dose di 12 mg hanno perso in media il 20,8% del peso corporeo in 80 settimane, permettendo a più metà di questi di raggiungere un valore non più diagnostico per obesità. All'effetto sul peso si è accompagnata una riduzione dell'emoglobina glicata fino all'1,6%, con il 40% dei pazienti che ha raggiunto valori normali. Un tale grado di efficacia, unito al miglioramento di trigliceridi, circonferenza vita e marcatori di infiammazione, suggerisce la possibilità di agire simultaneamente su più aspetti della malattia cardiometabolica".
Il secondo lavoro, pubblicato su The Lancet Diabetes & Endocrinology e condotto da Timothy Garvey della University of Alabama a Birmingham, ha valutato l'efficacia di petrelintide, un farmaco basato su amilina, un ormone che ritarda lo svuotamento gastrico. Si tratta di uno studio clinico di fase 2 durato 42 settimane: è emerso che iniezioni settimanali di petrelintide portano a perdere oltre il 10% del peso iniziale, ma con meno effetti avversi rispetto agli agonisti del recettore GLP-1 iniettabili Si tratta di un farmaco che agisce quindi su meccanismi diversi e complementari rispetto ai GLP-1 RA.
"I risultati emersi da questo e da altri studi a lungo termine sulla monoterapia con agonisti dell'amilina evidenziano il potenziale di una nuova classe di terapie non basate sulle incretine, configurandole come un'opzione efficace e ben tollerata per il trattamento dell'obesità cronica. Qualora tali risultati venissero confermati in studi di fase 3, questa terapia potrebbe rivelarsi indicata per molti individui che desiderano ottenere una perdita di peso a doppia cifra percentuale senza incorrere in eventi avversi gastrointestinali significativi tali da limitare il trattamento", concludono gli autori del lavoro.


