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Superare una norma considerata ormai obsoleta, che impedisce agli atleti con diabete di accedere ai gruppi sportivi delle Forze Armate. Lo hanno chiesto la Federazione delle Società Diabetologiche Italiane, l'Intergruppo parlamentare e gli atleti con diabete al ministro della Salute Orazio Schillaci, ricevendo da quest'ultimo un impegno a "rivedere una norma che risale al 1932".
Tanti grandi campioni hanno dimostrato che, col diabete, non solo si può essere atleti, ma anche raggiungere il tetto del mondo. Tuttavia è diffusa la convinzione contraria. Lo stesso stigma perdura, attraverso una legge che ancora in Italia impedisce agli atleti con diabete di fare parte dei gruppi sportivi militari, ostacolando i loro sogni. "L'esclusione dai gruppi sportivi militari - spiega Giulio Gaetani, atleta azzurro di scherma, che nel 2002 scoprì di essere diabetico - non ci permette di rendere del tutto professionale la nostra attività sportiva, poiché non abbiamo un sostegno economico stabile e un supporto tecnico di alto livello".
La presidente dell'Intergruppo Parlamentare Daniela Sbrollini ha depositato già in Senato un Disegno di legge con Disposizioni per l'arruolamento di atleti con diabete nei gruppi sportivi militari. A questo si aggiunge ora l'impegno del ministro Schillaci: "Sottoporremo la questione ai ministeri competenti affinché si possa rivedere la norma".
"Strumenti diagnostici e di terapie sempre più personalizzate, tra cui l'impiego di sensori per il monitoraggio continuo della glicemia, pompe di infusione di insulina intelligenti e terapie innovative, oggi consentono di mantenere un eccellente compenso metabolico, anche durante attività sportive ad altissima intensità", ricorda Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid). "Atleti come Gary Hall Jr., Sir Steve Redgrave e Alexander Zverev - dichiara Riccardo Candido, presidente Fondazione Associazione Medici Diabetologi - hanno raggiunto risultati di vertice mondiale. Questo dimostra che l'esclusione automatica prevista da norme risalenti a quasi un secolo fa non è più giustificabile".


