(ANSA) - ROMA, 08 OTT - Il Lazio dispone di competenze e strumenti importanti per la gestione del diabete di tipo 2: la sfida è tradurre questo patrimonio in un percorso continuo, accessibile e riconoscibile per ogni persona, rafforzando il raccordo tra servizi e verificando i risultati anche attraverso l'esperienza dei pazienti. È il messaggio emerso dalla terza tappa del progetto nazionale 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2' promosso dalla Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, con il contributo non condizionante di Lilly e Roche Diabetes Care, il cui convegno di presentazione si è tenuto oggi a Roma.
Il progetto si articola in cinque tappe regionali (la prima ha toccato la Puglia, la seconda l'Emilia-Romagna, oggi la terza nel Lazio, a cui seguiranno Veneto e Toscana) che vedono il coinvolgimento di rappresentanti della comunità scientifica e professionale, associazioni dei pazienti, decisori regionali e direzioni delle aziende sanitarie. Otto i domini interessati dall'analisi: governance e Pdta (Percorsi diagnostici terapeutici assistenziali), integrazione ospedale-territorio, innovazione terapeutica, accessibilità/equità, digitalizzazione, monitoraggio degli esiti, professionalità e patient engagement.
Il percorso si concluderà con una Giornata nazionale di sintesi, a Roma, il 3 dicembre 2026 al ministero della Salute.
L'analisi della Fiaso evidenzia che, per quanto riguarda la gestione del diabete di tipo 2, il sistema sanitario del Lazio si colloca in una fase di readiness (capacità di risposta) intermedia, con punte di eccellenza nelle competenze cliniche e una rete diabetologica diffusa e competente. Tuttavia, persiste una distanza da colmare tra architettura prevista e funzionamento quotidiano e l'applicazione dei percorsi appare non uniforme.
"La priorità è rendere verificabile l'attuazione del percorso attraverso criteri comuni di ingresso, responsabilità chiare, un piano assistenziale condiviso, controlli programmati e canali tempestivi di riaccesso", ha spiegato Angela Ianaro, dell'Osservatorio innovazione Motore Sanità e professoressa ordinaria di farmacologia all'Università degli Studi di Napoli Federico II. Per l'esperta, inoltre, "occorre rafforzare l'accordo operativo tra medicina generale e diabetologia e garantire tempo e risorse alle funzioni infermieristiche, nutrizionali ed educative". Un ulteriore ambito riguarda "l'integrazione e la qualità dei dati, per misurare accesso, continuità, esiti ed esperienza della persona e orientare le decisioni organizzative", ha aggiunto Ianaro, per cui "vanno anche affrontate le barriere che penalizzano i pazienti più fragili e reso stabile e tempestivo il coinvolgimento delle associazioni nella progettazione e nella valutazione dei servizi". (ANSA).
Diabete, nel Lazio la sfida per un percorso di cura continuo e accessibile
8 ottobre 2026 • 09:40

