(ANSA) - ROMA, 29 MAG - Colmare il vuoto amministrativo che penalizza le strutture pubbliche italiane nella classificazione degli interventi di affermazione di genere e, parallelamente, arginare la prassi delle autorizzazioni per i flussi di pazienti verso strutture sanitarie estere, con i relativi rimborsi a carico del Servizio Sanitario Nazionale. E' questa la duplice urgenza, "non più rimandabile", al centro del tavolo al ministero della Salute con i vertici della Società Italiana di Urologia (Siu) e il Capo della Segreteria Tecnica del ministro, Nicola Bonaccini, affiancato dai funzionari dell'Ufficio Legislativo. Un confronto in cui sono state sollevate diverse criticità.
    La prima riguarda la classificazione interna al Ssn: attualmente, l'assenza di codici Drg (Diagnosis Related Group) specifici costringe gli ospedali italiani a ricorrere a codici generici legati al singolo organo o alla singola procedura, "componendo - sottolinea la Siu - un macchinoso puzzle burocratico che dilata i tempi amministrativi e genera incertezza economica per le aziende sanitarie.
    A questa lacuna interna si aggancia il cortocorticorcuito delle autorizzazioni oltreconfine: basandosi su una normativa del 1989, si registra un incremento significativo di richieste di rimborso per interventi eseguiti all'estero, spesso in cliniche private, motivate da una percezione di liste d'attesa elevate in Italia". Una dinamica che comporta un duplice onere economico per lo Stato, chiamato a rimborsare le prestazioni estere e, successivamente, a gestire sul territorio nazionale le eventuali complicanze post-operatorie.
    "Il percorso di transizione di genere in Italia necessita di una riforma profonda che sia al contempo amministrativa e organizzativa - dichiara Giuseppe Carrieri, presidente Siu -. A livello nazionale è indispensabile istituire un codice Drg ad hoc che riconosca la specificità della chirurgia di affermazione di genere. Sul fronte internazionale, invece, chiediamo di riconsiderare le prassi applicative del Decreto Ministeriale del 1989. È necessario rendere più rigorosi i criteri di produzione della documentazione clinica che supporta le autorizzazioni al rimborso!".
    L'Italia dispone di Centri pubblici (in primis gli 'Ospedali Riuniti' di Foggia, l'Aou di Careggi e il Cidigem di Torino), conclude la nota, "con competenze specialistiche consolidate e sicure: la priorità deve essere il potenziamento di queste strutture interne per incrementare l'attività chirurgica e ridurre i tempi d'attesa, non l'invio sistematico verso prestazioni estere che disperde preziose risorse pubbliche". (ANSA).