(ANSA) - ROMA, 28 LUG - Identificati nuovi fattori di rischio genetici associati alla fibromialgia, sindrome è caratterizzata da dolore e indolenzimento diffusi, affaticamento e disturbi del sonno, memoria e umore: è il risultato di uno studio pubblicato su Nature Medicine e condotto presso Sinai Health, e l'Università di Toronto. I risultati rappresentano un passo importante verso la spiegazione di una sindrome che colpisce circa il due per cento della popolazione mondiale.
    Il team ha analizzato i dati genetici di oltre 2,5 milioni di adulti, di cui 55.000 con fibromialgia. Sono emerse varianti della sequenza del DNA in 26 regioni del genoma che influenzano il rischio di sviluppare la fibromialgia. Molti dei geni implicati in queste regioni sono coinvolti nella funzione cerebrale e nervosa. Delle 26 varianti genetiche identificate, quella più fortemente correlata al rischio di fibromialgia si trova all'interno del gene HTT, alla base della malattia di Huntington, una grave malattia neurodegenerativa progressiva e fatale. Un'altra variante ha individuato un recettore chiamato GPR52 che regola i livelli di huntingtina, la proteina codificata dal gene HTT. Questo recettore è già oggetto di studio come possibile bersaglio farmacologico per la malattia di Huntington.
    Lo studio ha anche rivelato una sovrapposizione genetica tra la fibromialgia e una serie di altre patologie, tra cui lombalgia, sindrome dell'intestino irritabile e disturbo da stress post-traumatico. I ricercatori ritengono che meccanismi biologici condivisi all'interno del sistema nervoso possano rendere le persone suscettibili a diverse di queste patologie, spiegando perché spesso si presentano insieme.
    I risultati forniscono la prova più solida finora che la fibromialgia sia principalmente un disturbo del sistema nervoso piuttosto che una malattia autoimmune, come a lungo si è sostenuto. "Questo lavoro cambia radicalmente il nostro modo di pensare alla fibromialgia", afferma Michael Wainberg, co-autore senior dello studio. "Per decenni, ai pazienti è stato detto che il loro dolore era semplicemente di origine psicologica. I nostri risultati confermano che la condizione ha una chiara base biologica". (ANSA).