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MILANO. Nel 2024, negli ospedali italiani 8.378 persone sono arrivate in Pronto Soccorso a causa di patologie direttamente collegate all'uso di droga. Il 10% di loro era minorenne. È uno dei dati contenuti in un'analisi della Fondazione Gimbe presentata nel corso del XIV Congresso Nazionale Federserd in corso a Milano.
Secondo l'indagine, elaborata a partire dai dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze e del Rapporto Oised-Crea (2024), quasi la metà dei pazienti (47%) è arrivata in Pronto Soccorso per psicosi indotta da sostanze. In 904 casi (11%) si è reso necessario un ricovero ospedaliero: il 37% dei pazienti è stato trasferito in un reparto di psichiatria, il 17% in terapia intensiva e il 4% in pediatria.
Complessivamente, nel 2023 sono stati 7.382 i ricoveri ospedalieri con diagnosi principale correlata all'uso di droghe: si tratta di 9,3 ricoveri ogni 10 mila abitanti. Il trend è in netta crescita rispetto al 2012, quando il tasso era di 6 per 10 mila abitanti. Forti le differenze territoriali, con il 69% dei ricoveri che si concentra al Nord.
Sono state invece 134.443 le persone assistite dai SerD (Servizi per le Dipendenze), che si occupano di prevenzione, terapia e riabilitazione sia per le persone con disturbi legati all'assunzione di sostanze psicoattive sia per coloro che manifestano altri comportamenti di dipendenza, come il gioco d'azzardo.
"Considerato che il 14% degli utenti ha meno di 30 anni ed esiste un bisogno sommerso ancora difficile da intercettare, è indispensabile investire in nuove modalità di presa in carico, interventi di prossimità e percorsi interdisciplinari integrati con i servizi per l'età evolutiva", ha affermato il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta.


