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La spesa per i farmaci con brevetto registra, nel 2025, una crescita sostenuta rispetto all'anno precedente, trainata in larga misura dalla componente di acquisto privato, mentre i farmaci off-patent, o a brevetto scaduto, mostrano un andamento quasi piatto (+0,4%). Dati che segnalano come il comparto dei cosiddetti 'generici' o equivalenti, continui a garantire volumi elevati e controllo della spesa farmaceutica. Per questo tagliare il prezzo di rimborso di questi ultimi comportebbe maggiori oneri per i cittadini. E' l'allarme lanciato da Egualia, basandosi sull'analisi realizzata da Pharma Data Factory.
Per l'associazione che rappresenta l'industria dei farmaci equivalenti, infatti, intervenire sui medicinali fuori brevetto, nell'ambito della revisione del prontuario da parte dell'Agenzia italiana del farmaco, rischia di produrre effetti distorsivi, con conseguente aumento della spesa 'out-of-pocket' da parte dei cittadini. Classi consolidate, come statine e inibitori di pompa protonica, sono in contrazione rispetto alla spesa rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, eppure proprio queste sarebbero nel mirino del primo intervento di revisione del prontuario da parte di Aifa: in particolare il procedimento è stato avviato sugli inibitori di pompa protonica, la cui spesa pubblica è in calo del 7,7 %, mentre quella privata cresce dell'8%. Inoltre, nell'analisi, viene rilevato come la spesa territoriale non risulti fuori controllo, mentre quella ospedaliera continua a essere sotto pressione.
"I dati confermano come la spesa per farmaci non coperti da brevetto sia in costante diminuzione - dichiara Riccardo Zagaria, presidente di Egualia -. In tale contesto, un'eventuale revisione del prontuario che incida ulteriormente su questa categoria di medicinali rischierebbe di produrre effetti che vanno contro la sostenibilità complessiva del sistema.
Nell'attuale scenario geopolitico, caratterizzato da un pressante incremento dei costi di produzione, le aziende che producono farmaci non hanno margini per adeguare i prezzi, senza compromettere la continuità delle forniture". La conseguenza sarebbe un trasferimento dell'onere della revisione del prontuario "interamente sulle tasche dei pazienti". (


