Rinnovare al più presto il contratto scaduto ad agosto 2024 riconoscendo un congruo adeguamento dei salari e la professionalità dei lavoratori. Con queste richieste le diverse figure professionali dipendenti delle farmacie hanno scioperato oggi, 13 aprile.

La partecipazione è stata "massiccia", hanno riferito i sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs in una nota congiunta. Circa 2.000 i partecipanti alla manifestazione indetta a Roma. "L'adesione allo sciopero", invece, "si è attestata al 70% su base nazionale, con punte del 100% in alcune località, a conferma di una mobilitazione ampia e diffusa in tutto il Paese, con presìdi a Udine, Torino e Palermo", affermano.

Nessuna conferma sui numeri dall'associazione dei titolari delle farmacie, Federfarma, che aspetta di avere i dati completi. Secondo fonti interne all'organizzazione, tuttavia, lo sciopero avrebbe avuto un impatto ridotto sui cittadini.

A Roma, per esempio, le prime anticipazioni parlano di una sola farmacia chiusa, nel quadrante nord-est della città, e di un'altra che ha abbassato le saracinesche solo nel pomeriggio.

I sindacati ribadiscono la necessità di riaprire il confronto e arrivare al più presto a un adeguato riconoscimento per i lavoratori. "Federfarma ascolti la voce della piazza e raccolga il segnale arrivato oggi da tutta Italia tornando immediatamente al tavolo negoziale con proposte concrete e coerenti con il valore sociale e professionale del lavoro svolto ogni giorno nelle farmacie private", affermano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.

"Non si può più rimandare il riconoscimento economico e normativo dovuto a chi garantisce un servizio essenziale di salute e prossimità sui territori". I lavoratori delle farmacie chiedono soprattutto incrementi salariali coerenti con la perdita di potere d'acquisto dovuta all'inflazione, ma anche il pieno riconoscimento delle nuove competenze e delle responsabilità richieste dalla trasformazione del settore, per esempio con l'introduzione della farmaci dei servizi.

"Il rinnovo del contratto nazionale non è più rinviabile, serve una svolta vera che restituisca dignità salariale, riconoscimento professionale e prospettive al settore", concludono i sindacati.