Numeri da record per l'industria farmaceutica italiana, che registra un export in aumento del 248% negli ultimi 10 anni. Le imprese farmaceutiche hanno inoltre già contribuito per il 33% all'obiettivo di 700 miliardi di esportazioni fissato dal Governo per il 2027, con 24,7 miliardi di crescita export, e parallelamente l'export farmaceutico italiano degli ultimi 10 anni cresce più di quello degli altri grandi Stati UE e della media UE (+148%). Sono i dati presentati all'Assemblea 2026 di Farmindustria, oggi a Roma con il titolo 'Geopolitica e innovazione: l'industria farmaceutica asset strategico per la salute e la crescita della Nazione'.

   "Siamo in un contesto geopolitico internazionale con molte opportunità, ma anche tanti rischi e occorre un'alleanza tra tutti gli attori del sistema per mantenere gli investimenti, gestire l'aumento dei costi e i rischi sanitari", è il messaggio del presidente di Farmindustria Marcello Cattani, che indica 4 priorità da affrontare ora con urgenza per vincere la sfida della competitività: dal payback alla politica statunitense sui prezzi dei farmaci, dall'ipotesi di revisione del prontuario farmaceutico alla riduzione dei tempi di accesso alle cure.

   L 'Assemblea 2026 è stata innanzitutto l'occasione per evidenziare come i traguardi dell'innovazione farmaceutica si misurino prima di tutto in anni di vita guadagnati e vite salvate: oggi viviamo in media 84 anni, con un aumento costante di 3 mesi all'anno negli ultimi 50 anni, mentre in 25 anni la mortalità è diminuita del 31% e abbiamo assistito alla riduzione del 41% delle morti per malattie croniche e del 27% per neoplasie. La ricerca corre infatti a una velocità senza precedenti. Nel mondo sono 23.000 i farmaci in sviluppo, il doppio rispetto a 10 anni fa. Un contesto in cui l'intelligenza artificiale sta accelerando la ricerca farmaceutica: gli studi clinici condotti con piattaforme IA sono aumentati dell'82% e i tempi di ricerca possono ridursi fino al 40%. Un nuovo farmaco "non deve essere considerato esclusivamente come un costo aggiuntivo per il Ssn - ha affermato Cattani -. L'innovazione farmaceutica è un investimento che consente di salvare vite, evitare ricoveri, ridurre disabilità e perdita di autonomia". 

L'incremento della spesa farmaceutica "è causato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche grazie alla Ricerca e sviluppo delle aziende ed è falso che sia fuori controllo. Superare il sottofinanziamento della spesa e colmare un divario di sistema per valorizzare accesso dell'innovazione e competitività sono priorità sulle quali lavorare". Lo ha affermato il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, all'Assemblea 2026 dell'associazione, lanciando al contempo un appello al governo affinché "la nostra Nazione resti protagonista della nuova geografia mondiale dell'innovazione e della produzione farmaceutica, diventando un hub per gli investimenti".

   "Siamo in una fase decisiva. Nei prossimi anni - ha spiegato Cattani - verranno allocati dall'industria farmaceutica globale nuovi investimenti in ricerca e produzione: gli Usa si sono già aggiudicati più di 400 miliardi. L'Italia ha tutte le carte in regola per attrarne una parte importante, ma servono scelte veloci e coraggiose". A questo proposito, Farmindustria guarda con favore alla proposta avanzata da Confindustria di riallocare 20 miliardi di euro di risorse strategiche pubbliche, senza aumento del debito, per un terzo alla sanità e per un terzo alla crescita (più un terzo alla scuola), considerandole leve essenziali per rafforzare competitività, innovazione e benessere sociale attraverso settori hi-tech come, in primis, il farmaco.

   Altro nodo, secondo Farmindustria, è poi la riduzione dei tempi per l'accesso ai nuovi farmaci. Sono necessari circa 400 giorni per far sì che, dopo l'approvazione a livello europeo, un farmaco venga autorizzato anche in Italia. Tempi ai quali si aggiungono quelli legati all'inserimento nei vari prontuari regionali. "È necessario dunque prevedere un meccanismo strutturato di early access - indica il presidente - che acceleri l'arrivo dei nuovi farmaci ai pazienti". Faro anche sulla ricerca: l'Italia si conferma attrattiva per la ricerca clinica. Secondo il Rapporto 2025 elaborato da Altems, l' Italia è al quarto posto in Europa per numero complessivo di trial clinici attivati. Farmindustria ha elaborato un 'manifesto' per fare dell'Italia il punto di riferimento europeo nella ricerca clinica e preclinica: l'Italia, si sottolinea, " può diventare la seconda potenza europea per la ricerca clinica".