GINEVRA - Oggi pomeriggio, alle 17:30, si riunirà il comitato per le emergenze sanitarie dell'Oms (IHR Emergency Committee) per valutare la situazione sanitaria in relazione all'epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo e Uganda, che ha causato finora 131 morti e 513 casi sospetti, e fornire le raccomandazioni sulla sua gestione agli Stati membri. Lo ha reso noto l'Oms. Secondo quanto riporta Reuters sul proprio sito, tra gli argomenti al centro dell'incontro anche il tema dei vaccini. A oggi non esistono prodotti approvati per il ceppo Bundibugyo responsabile dell'epidemia attuale, tuttavia, in studi condotti su animali, il vaccino in uso contro il virus Ebola Zaire sembra offrire qualche protezione anche contro Bundibugyo. Il comitato potrebbe discutere se testare il prodotto per offrire protezione nell'ambito dell'epidemia in corso.

 

GINEVRA - Il direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) si è detto "profondamente preoccupato per la portata e la velocità" dell'epidemia nella Repubblica Democratica del Congo. "Convocheremo oggi il comitato di emergenza per ricevere consigli su raccomandazioni temporanee", ha affermato Tedros Adhanom Ghebreyesus, nel secondo giorno dell'assemblea annuale degli Stati membri dell'Oms.

Le autorità sanitarie della Repubblica democratica del Congo, sabato scorso , avevano registrato otto casi confermati di Ebola, 246 casi sospetti e 80 decessi sospetti nella provincia di Ituri, riferisce l'Oms. Domenica un individuo sarebbe risultato positivo al virus a Goma, città controllata dai ribelli, capoluogo della provincia del Nord Kivu e agglomerato urbano di un milione di abitanti. Anche un'altra persona, che si era recata da Bunia a Beni (Nord Kivu), è risultata positiva al virus Ebola. Casi sono stati confermati anche a Kinshasa e oltre confine in Uganda, dove due persone infette provenienti dal Congo sono state ricoverate in terapia intensiva.

   Anche la capitale ugandese, Kampala, è stata colpita, ha dichiarato l' Oms . L'agenzia dell'Onu avverte che l'epidemia è probabilmente più diffusa di quanto suggeriscano i dati attuali, indicando gruppi di decessi inspiegabili, un alto tasso di positività tra i campioni analizzati e una comprensione ancora limitata delle modalità di trasmissione del virus. Almeno quattro decessi tra gli operatori sanitari hanno sollevato preoccupazioni circa l'efficacia delle misure di prevenzione delle infezioni nelle strutture sanitarie. Inoltre l'Oms ha evidenziato come, al momento, non esiste alcuna terapia o vaccino approvato per curare il virus Bundibugyo, responsabile dell'attuale epidemia. "La persistente insicurezza, la crisi umanitaria, l'elevata mobilità della popolazione, la natura urbana o semiurbana dell'attuale area epidemica e la vasta rete di strutture sanitarie informali aggravano ulteriormente il rischio di diffusione" conclude l'Oms.

In Congo, la diagnosi "è arrivata con almeno 3 settimane di ritardo rispetto alla comparsa dei primi casi di virus Bundibugyo, una variante di Ebola. Pertanto, è lecito supporre che gli oltre 300 casi, con oltre 100 decessi, rappresentino una sottostima del fenomeno, la cui diffusione ai paesi confinanti (Sud Sudan e Uganda in particolare, con un punto interrogativo sul Rwanda) è altamente probabile". Lo afferma Gianni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Per quanto riguarda il resto del mondo, ricorda, "il rischio resta basso e l'Oms non raccomanda particolari misure, anche se è ragionevole non escludere del tutto il possibile arrivo di alcuni casi in paesi che si trovino al di fuori del continente africano qualora venissero colpite le città più grandi dei paesi coinvolti, dotate di aeroporti internazionali".

   L'Oms, sottolinea Rezza, "sembra preoccupata dalla rapida evoluzione dell'epidemia. Il che in parte è giustificato dal fatto che un precedente evento epidemico che originò al confine fra tre paesi (Guinea, Liberia e Sierra Leone), venne inizialmente sottovalutato e diede poi luogo a una crisi che coinvolse anche le capitali di quei paesi. In parte, i timori derivano dal fatto che, sebbene la Repubblica Democratica del Congo abbia esperienza di simili epidemie, in questo caso la diagnosi è arrivata con almeno 3 settimane di ritardo". Secondo l'esperto, "appare chiaro come sia necessario moltiplicare gli sforzi in questo momento per contenere in tempi rapidi l'epidemia, pena la sua diffusione incontrollata nella Regione". Particolare attenzione, afferma, "va prestata anche al rimpatrio di eventuale personale di organizzazioni governative o non governative attive in loco". "Per come la conosciamo, Ebola è controllabile con semplici misure che evitino il contatto con il malato o i suoi liquidi organici, ma il mondo - conclude Rezza - non può restare a guardare senza agire con tempestività ciò che sta accadendo in un'area già affetta da scarsità di risorse e scontri tribali".