La sanità è uno dei settori più vulnerabili a frodi, abusi e corruzione anche a causa dell'entità della spesa per acquisti pubblici. Anac ha stimato nel 2023 che il 25% del valore complessivo dei contratti pubblici, pari a 70,5 miliardi, riguarda farmaci, dispositivi medici, apparecchiature mediche e servizi legati agli ospedali come pulizia, ristorazione, vigilanza. "Un dato che, seppure non consenta di stimare con precisione l'impatto economico della corruzione, indica l'ampiezza dell'area di spesa pubblica più esposta al fenomeno". È quanto emerge dal Report dell'Osservatorio Gimbe "Frodi e abusi in sanità", presentato oggi presso la sede dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac).

   "Frodi, abusi e corruzione in sanità non sono episodi isolati, ma distorsioni che attraversano l'intera filiera del Servizio Sanitario Nazionale: erodono risorse pubbliche, sovvertono le priorità di accesso alle cure, riducono la qualità dell'assistenza", commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

   "Dai falsi certificati alle liste d'attesa agli appalti per gli ospedali e farmaci prescritti in modo non appropriato: l'ammontare delle perdite dovute a frodi e abusi in sanità è dell'ordine di miliardi - spiega Cartabellotta, ma fare una stima dell'ammontare delle perdite dovute a frodi e abusi in sanità è molto complesso", sottolinea il rapporto. Per quanto riguarda l'Italia, "la stima istituzionale più citata è quella di Agenas che nel 2013 indica un impatto sulla spesa sanitaria pubblica del 5,6%, pari a circa 6 miliardi di euro". Si tratta di "un ordine di grandezza plausibile anche se non supera le incertezze legate ai metodi utilizzati e all'assenza di aggiornamenti sistematici". 

   Il problema è anche che le stime economiche disponibili sono eterogenee, non comparabili e spesso non verificabili in modo indipendente. Il report propone quindi la prima catalogazione nazionale per uniformare classificazioni e criteri di monitoraggio. "Di fronte alla variabilità delle pratiche corruttive e alla frammentazione della terminologia - afferma Cartabellotta - serve parlare la stessa lingua, misurare i rischi, confrontare i dati". Di qui la proposta di mettere a sistema l'enorme patrimonio informativo già disponibile con "l'istituzione di un Osservatorio nazionale su frodi e abusi in sanità in grado di integrare i flussi informativi sanitari, amministrativi e giudiziari".

Anomalie negli appalti per l'acquisto di farmaci o dispositivi medici, irregolarità nelle liste d'attesa per visite, esami clinici o interventi chirurgici. Favoritismi nelle nomine e nelle assunzioni, accreditamenti opachi per strutture che erogano servizi sanitari. Sono 65 le diverse tipologie di frodi e abusi che incidono sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale. Condotte che non sempre costituiscono un reato, ma che sottraggono risorse e compromettono l'equità del sistema. Emerge dal Report dell'Osservatorio Gimbe "Frodi e abusi in sanità", presentato presso la sede dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), nell'ambito delle attività previste dal protocollo di intesa tra i due enti.

   "Nel settore sanitario - afferma Giuseppe Busia, presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) - la cattiva amministrazione è il primo varco attraverso cui si insinuano infiltrazioni criminali, sprechi e distorsioni. Non solo reati, ma anche malagestione. Condotte che non sempre integrano un reato, ma che sottraggono risorse e compromettono l'equità del sistema". "Ridurre frodi e abusi alla sola dimensione penale o ai grandi scandali mediatici - commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - significa sottostimare il problema. Perché accanto ai reati e agli illeciti amministrativi esiste una vasta area grigia di pratiche molto diffuse e spesso tollerate che, pur restando spesso fuori dal perimetro giudiziario, sottraggono risorse alla sanità pubblica, riducendo la capacità del sistema di garantire servizi efficaci ed equi".