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"Nel triennio 2027-2029 il divario tra previsioni di spesa sanitaria per erogare i livelli essenziali di assistenza e le risorse disponibili ammonta a 30,6 miliardi. In assenza di consistenti investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi". Questa l'analisi della Fondazione Gimbe sui dati contenuti nel Dfp 2026.
Il gap tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria, pari a circa 3 miliardi nel 2023, è salito a 4,3 miliardi nel 2024, anno in cui la Corte dei Conti ha già certificato un disavanzo delle Regioni superiore a 1,5 miliardi. E la forbice è destinata ad ampliarsi ulteriormente: 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029, "configurando un definanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale sempre più marcato".
"In assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio - commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - questo scarto è una bomba a orologeria per i bilanci delle Regioni che senza risorse aggiuntive avranno solo due strumenti per evitare i Piani di rientro: tagliare i servizi e aumentare le imposte".
E a pagare saranno comunque i cittadini. "Il Dfp 2026 - conclude Cartabellotta - fotografa una sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria: a fronte dell'aumento dei bisogni di salute e della crisi di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, si amplia la distanza tra spesa prevista e finanziamento pubblico. In queste condizioni, il Ssn rischia di soffocare con ulteriore peggioramento dell'accesso alle cure e delle diseguaglianze, oltre che della spesa a carico dei cittadini".


