PHOTO
"Le analisi sul Documento di Finanza Pubblica 2026 non rilevano alcuna inversione di tendenza della spesa sanitaria che rimane ferma al 6,4% del pil fino al 2029".
Di contro, "a fronte di una crescita media annua del Pil nominale del 2,6%, per il triennio 2027-2029 il Dfp 2026 stima un incremento della spesa sanitaria solo del 2,37%". Dietro l'apparente stabilità nella quota di Prodotto interno lordo destinata alla sanità quindi "si nasconde un quadro esposto a revisioni al ribasso". Questa l'analisi della Fondazione Gimbe sui dati contenuti nel Dfp 2026 che parla di "una scelta politica precisa".
Nello specifico, per il 2025 il Dfp 2026 certifica un rapporto spesa sanitaria/Pil pari al 6,3%, invariato rispetto al 2024. In valore assoluto, nel 2025 la spesa sanitaria ammonta a 141.539 milioni, con una crescita del 2,5% rispetto ai 138.335 milioni del 2024.
"L'incremento di 3.204 milioni tra il 2024 e il 2025 - spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta - è molto inferiore alle previsioni dello scorso ottobre: infatti, il Documento Programmatico di Finanza Pubblica stimava una spesa sanitaria di 144.021 milioni, quasi 2,5 miliardi in più rispetto a quella del consuntivo 2025. Un segnale evidente di quanto le previsioni siano instabili e avvengano sempre al ribasso".
Per il 2026, il Dfp stima un rapporto spesa sanitaria/Pil è invece al 6,4%, in lieve aumento rispetto al 6,3% del 2025. In valore assoluto, la spesa sanitaria prevista è di 148.522 milioni, con un incremento di 6.983 milioni (+4,9%) rispetto all'anno precedente.
"Considerando che l'ultima manovra ha fissato per il 2026 il fondo sanitario nazionale a 143,1 miliardi, la previsione di spesa sanitaria non è realistica senza aumentare i disavanzi regionali. Ovvero, come per il consuntivo 2025, - conclude - tale previsione sarà rivista al ribasso".
"Nel triennio 2027-2029 il divario tra previsioni di spesa sanitaria per erogare i livelli essenziali di assistenza e le risorse disponibili ammonta a 30,6 miliardi. In assenza di consistenti investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio questo squilibrio non potrà che scaricarsi sui bilanci delle Regioni, costrette ad aumentare la pressione fiscale o a tagliare i servizi". Questa l'analisi della Fondazione Gimbe sui dati contenuti nel Dfp 2026. Il gap tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria, pari a circa 3 miliardi nel 2023, è salito a 4,3 miliardi nel 2024, anno in cui la Corte dei Conti ha già certificato un disavanzo delle Regioni superiore a 1,5 miliardi.
E la forbice è destinata ad ampliarsi ulteriormente: 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029, "configurando un definanziamento strutturale del Servizio sanitario nazionale sempre più marcato". "In assenza di consistenti, ma poco realistici, investimenti a partire dalla prossima Legge di Bilancio - commenta il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - questo scarto è una bomba a orologeria per i bilanci delle Regioni che senza risorse aggiuntive avranno solo due strumenti per evitare i Piani di rientro: tagliare i servizi e aumentare le imposte". E a pagare saranno comunque i cittadini. "Il Dfp 2026 - conclude Cartabellotta - fotografa una sanità pubblica sempre più sotto pressione finanziaria: a fronte dell'aumento dei bisogni di salute e della crisi di sostenibilità del Servizio sanitario nazionale, si amplia la distanza tra spesa prevista e finanziamento pubblico. In queste condizioni, il Ssn rischia di soffocare con ulteriore peggioramento dell'accesso alle cure e delle diseguaglianze, oltre che della spesa a carico dei cittadini".
"L'audizione della Fondazione Gimbe sul Documento di finanza pubblica 2026 certifica in maniera inequivocabile ciò che denunciamo da mesi: il Governo ha scelto di tagliare la sanità pubblica e di indebolire progressivamente il Servizio sanitario nazionale". Lo dichiara la senatrice di Italia viva, Annamaria Furlan.
"Dietro l'apparente stabilità del rapporto tra spesa sanitaria e Pil, ferma al 6,4% fino al 2029, si nasconde in realtà un de-finanziamento strutturale. Le stime evidenziano una crescita della spesa inferiore a quella del Pil e, soprattutto, previsioni sistematicamente riviste al ribasso. È una scelta politica precisa, non un destino inevitabile - prosegue Furlan - Il dato più allarmante è il gap tra fabbisogni e risorse: oltre 30 miliardi nel triennio 2027-2029. Una vera e propria bomba a orologeria che rischia di far saltare i conti delle Regioni e di scaricare il costo sui cittadini, tra aumento delle tasse locali e tagli ai servizi. Altro che rafforzamento della sanità pubblica: siamo davanti a un percorso che porta dritto verso il default del Servizio sanitario nazionale. Senza un'inversione di rotta immediata, il diritto alla salute sancito dalla Costituzione sarà sempre più compromesso. Il Governo smetta di nascondersi dietro numeri formalmente stabili e dica la verità al Paese: con queste scelte si stanno programmando meno cure, più diseguaglianze e una crescita della spesa privata".


