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PISA - L'Azienda ospedaliero universitaria pisana ha "restituito una vita normale a un paziente toscano ultraottantenne, affetto da colangiocarcinoma perilare, per il quale era già stata chiusa la finestra terapeutica chirurgica immediata a causa dell'ampio volume di fegato da asportare, dell'ittero e dell'avanzata età". Lo ha reso noto l'Aou Pisa precisando che quando il paziente si è rivolto "a Pisa per un secondo consulto, la sezione dipartimentale di Chirurgia epatica del risparmio d'organo diretta da Lucio Urbani" ha preso in carico l'anziano "operandolo subito con successo e a distanza di tre mesi dall'intervento l'uomo ha recuperato completamente la sua qualità di vita migliorandone l'aspettativa".
La Tc di controllo ha infatti evidenziato, prosegue l'Aou Pisa, "che non c'è alcun segno di neoplasia nei 'due fegati" residui lasciati con l'intervento di risparmio d'organo". Il Gruppo multidisciplinare pisano è infatti in grado, in casi selezionati, di asportare radicalmente questo tipo di tumore utilizzando tecniche chirurgiche di risparmio d'organo uniche, fino alla trasformazione del fegato malato in 'due fegati' sani, ampliando in questo modo la finestra terapeutica per il trattamento chirurgico immediato.
Il paziente si era accorto della malattia per un esordio improvviso di prurito e ittero in una situazione generale di pieno benessere e dalla Tc, ricorda l'Aou Pisa, "era emersa un'ostruzione delle vie biliari intraepatiche compatibile con il colangiocarcinoma perilare ed era stato avviato al trattamento palliativo dell'ittero ostruttivo" perché troppo anziano e successivamente sarebbe stato sottoposto a chemioterapia, ma il drenaggio palliativo della via biliare è fallito e l'anziano si è rivolto a Pisa per un secondo consulto dove i radiologi hanno evidenziato che la neoplasia, pur avendo separato i tre sistemi biliari intraepatici, era ancora resecabile in modo radicale".
Dopo ulteriori consulti tra specialisti si è deciso di operare d'urgenza: l'intervento è durato più di 15 ore, asportando solo il 20% di fegato e dopo 33 giorni di ricovero il paziente è stato dimesso con la bilirubina nella norma e il referto istologico ha confermato la diagnosi di colangiocarcinoma perilare e documenta la radicalità della chirurgia". "Se non fosse un caso che ho gestito personalmente - conclude Urbani - non riuscirei a credere a questa notizia perché per un paziente ultraottantenne si tratta forse della chirurgia più complessa che si possa immaginare, e per di più in regime di urgenza. Ma la differenza tra il rischio e il reale verificarsi dell'evento avverso la fanno le risorse umane e la preparazione in tutto il percorso di cura".


