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I volontari della Croce rossa italiana giunti per soccorrere Abderrahim Fakir a Bologna "sono intervenuti con manovre di rianimazione cardiopolmonare e defibrillatore per tentare di salvare l'uomo". Lo precisa la stessa Croce Rossa Italiana, "nel pieno rispetto del lavoro dei magistrati".
"Riteniamo doveroso - afferma la Cri - ribadire e precisare che secondo le informazioni in nostro possesso e contrariamente a quanto dichiarato ieri e riportato da alcuni organi di stampa questa mattina, l'equipaggio di soccorritori ha praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare sul paziente dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all'arrivo dell'automedica, il cui intervento è stato richiesto alla centrale operativa dallo stesso equipaggio della Croce Rossa Italiana dopo pochi minuti dal suo arrivo sul luogo".
La Croce Rossa Italiana esprime nuovamente cordoglio e vicinanza alla famiglia di Fakir e totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti e l'Ausl - come dichiarato da subito - per fare piena chiarezza sulla vicenda tragica avvenuta domenica a Bologna. "Oltre alle manovre di rianimazione - spiega la Cri in una nota - l'equipaggio ha usato il defibrillatore (DAE) di cui è dotato, che è stato consegnato ai magistrati".
Le fasi dell'intervento di soccorso appena descritte, sottolinea la Croce rossa, "non sono visibili nel video inizialmente diffuso, ma si evincono da altri video mostrati successivamente da organi di stampa, ad esempio l'edizione serale del TG5 di lunedì 20 luglio"
"Meno di un minuto". E' il tempo trascorso tra la fine delle operazioni di contenimento della Polizia per immobilizzare Abderrahim Fakir e l'intervento dei volontari soccorritori della Croce Rossa italiana (Cri) per tentare di salvare l'uomo. Lo apprende l'ANSA da fonti vicine alla Cri, sulla base di quanto riferito alla Croce rossa dagli stessi volontari coinvolti. Fakir, sempre secondo quanto si apprende, "aveva funzioni vitali ancora rilevabili, nel momento in cui i volontari hanno potuto avvicinarsi, anche se le condizioni sono apparse subito disperate tanto che, dopo poche decine di secondi iniziano a praticargli la manovra di rianimazione cardiopolmonare".
Secondo la ricostruzione, dopo la manovra di massaggio cardiaco, i volontari applicano all'uomo il defibrillatore ma il dispositivo non si mette in azione e non fa partire la scarica elettrica proprio per le gravissime condizioni in cui Fakir versava. Il dispositivo è infatti dotato di un meccanismo di salvaguardia che blocca l'erogazione della scarica elettrica se i parametri vitali del soggetto sono talmente compromessi da rendere l'operazione inutile o addirittura controproducente.


