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Oltre nove oncologi italiani su dieci (92%) hanno sfruttato le strategie di accesso precoce per garantire ai propri pazienti farmaci antitumorali non ancora rimborsati dal servizio sanitario. Tuttavia, queste procedure sono considerate troppo complesse. È il quadro che emerge da un'indagine dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), presentata a Bologna durante la conferenza nazionale della società scientifica.
"In oncologia il fattore tempo è quasi sempre cruciale rispetto alla storia naturale della malattia e alle necessità cliniche dei pazienti", spiega il presidente nazionale Aiom Massimo Di Maio. Nonostante ciò, nel nostro Paese "le procedure di negoziazione del rimborso fanno sì che passi un tempo non piccolo prima dell'effettiva disponibilità in pratica clinica di un nuovo farmaco. Da qui l'esigenza di avere strumenti efficaci e sicuri per un accesso rapido e precoce alle terapie innovative".
Gli strumenti esistono: il Fondo del 5% dell'Agenzia Italiana del Farmaco, che consente di ottenere il rimborso per i farmaci in attesa di commercializzazione, la legge 648 del 1996 che disciplina l'accesso ad alcuni farmaci in assenza di alternative terapeutiche, i programmi di uso compassionevole, la prescrizione di farmaci al di fuori delle indicazioni autorizzate ("off label"). Tuttavia, secondo la survey, non è semplice sfruttare queste opzioni, specie per quel che riguarda la complessità della documentazione richiesta, il tempo necessario per la compilazione delle pratiche e le tempistiche di risposta, spesso incompatibili con le esigenze cliniche dei pazienti.
"L'accesso precoce ai farmaci innovativi si inserisce in un quadro normativo ancora eterogeneo e complesso", dice Rossana Berardi, presidente eletto Aiom. "Vi sono effettivamente difficoltà, ma non bisogna dimenticare come il nostro sia stato finora uno dei primi Paesi in Europa per disponibilità nella pratica clinica di farmaci innovativi", aggiunge Giuseppe Curigliano, presidente eletto dell'European Society For Medical Oncology (Esmo).
Disponibilità a lavorare per rendere le procedure "più efficienti" arriva dall'Aifa che, però, per bocca del suo direttore tecnico-scientifico Pierluigi Russo ricorda che "le procedure amministrative rappresentano uno strumento essenziale a tutela dell'interesse pubblico".


