Negli ultimi decenni, insieme ai guadagni di longevità, in Italia è aumentata la diffusione di patologie cronico-degenerative, tipiche dell'età anziana. I tumori sono passati dal 2-3% dei decessi alla fine del XIX secolo al 26,3% nel 2023, e le malattie cardiovascolari dal 6-8% al 30%, diventando dalla seconda metà del Novecento la principale causa di morte.

   In particolare, la multimorbilità (ossia la presenza simultanea di 2 o più patologie sulla stessa persona) rappresenta una vera sfida per i paesi a elevato invecchiamento come l'Italia: nel 2025 si stima riguardi 13 milioni di persone (da 10,3 mln nel 1993), di cui il 39% ultra75enni (dal 21,3% nel 1993). D'altra parte, al netto del fattore invecchiamento, la prevalenza standardizzata nella popolazione complessiva si è ridotta di 3 punti, e la dinamica per età evidenzia la compressione della multimorbilità verso età sempre più anziane, con prevalenze in diminuzione tra adulti e giovani anziani (65-74enni) e in crescita solo dopo i 75 anni.

    È quanto emerge dal report dell'Istat 'La salute: una conquista da difendere', diffuso oggi. Nell'analisi viene rilevato un aumentato della diffusione del diabete, dal 2,9% della popolazione nel 1980 al 3,4 nel 1995 e al 6,4% nel 2025, con una crescita che solo per due terzi dei casi dipende dall'invecchiamento della popolazione. Aumentano gli ipertesi (dal 6,4% nel 1980 al 10,2 nel 1995 e al 18,9% nel 2025), anche in questo caso non solo per l'aumento della quota di anziani: questo fenomeno è spiegato in parte dai progressi della capacità diagnostica, con le nuove soglie che si rinnovano nel tempo e la precocità dei controlli, ma cresce anche l'adozione di stili di vita poco salutari che peggiorano i fattori di rischio come l'eccesso di peso tra i non anziani.

    Allo stesso tempo, negli ultimi 30 anni la quota di persone che si dichiara in cattiva salute 6 è diminuita dall'8% nel 1995 al 5,5% nel 2025, e si è più che dimezzata (dal 9,8 al 4,5%) in termini standardizzati, correggendo cioè per l'effetto dell'invecchiamento. La prevalenza delle persone in cattiva salute cresce con l'età, in particolare tra le donne, ma sono proprio le fasce più anziane ad avere registrato i miglioramenti più significativi: nel 2025 ha dichiarato di stare male o molto male quasi il 28% delle donne di 85 anni e più, tra le quali la quota si è dimezzata rispetto al 1995; tra i coetanei uomini la quota si è ridotta dal 39,5 al 17,2%, avvicinandosi a quella della coorte 75-84.