(ANSA) - PADOVA, 12 FEB - Una nuova speranza arriva dalla ricerca medica padovana per le persone affette da leucemia linfoblastica acuta. Un gruppo di ricercatori dell'Università di Padova e dell'Istituto Oncologico Veneto (Iov Irccs) ha individuato una nuova strategia per il trattamento di questo tipo di leucemia a cellule T (T-All), una malattia ancora difficile da curare in caso di ricaduta o di resistenza alle terapie standard.
    In circa il 20% dei pazienti pediatrici e il 50% degli adulti con T-All si verifica una resistenza alla chemioterapia già nel tumore primario o durante una recidiva. Trovare nuove opzioni terapeutiche per il trattamento di questi pazienti è quindi una priorità clinica.
    Grazie a uno studio effettuato di recente, i cui risultati sono stati appena pubblicati sulla prestigiosa rivista Signal transduction and Targeted Therapy del gruppo Nature, gli autori hanno individuato alcuni farmaci in grado di rendere le cellule leucemiche molto più vulnerabili all'azione di Venetoclax, un farmaco utilizzato in oncologia ma inefficace come singolo agente nei pazienti con T-All. "Bloccando mTORC1, un complesso di proteine che nelle cellule leucemiche resistenti alle terapie è eccessivamente attivo, abbiamo osservato l'attivazione della cosiddetta risposta integrata allo stress, che può portare alla morte programmata delle cellule tumorali - spiega Vincenzo Ciminale, del Dipartimento di Scienze chirurgiche, oncologiche e gastroenterologiche di Padova, autore senior dell'articolo -. In questo processo svolge un ruolo fondamentale la proteina Bmf, indispensabile per innescare la morte delle cellule leucemiche.
    La sue presenza potrebbe inoltre aiutare a individuare i pazienti più adatti a beneficiare della terapia combinata, poiché questa proteina non è espressa in tutti i casi di leucemia T-All".
    L'efficacia è stata valutata in esperimenti con topi di laboratorio, nei quali erano state trapiantate cellule leucemiche ottenute da campioni di pazienti con T-All. Negli animali con tumori sensibili al trattamento si è osservata una marcata riduzione della leucemia e con modesti effetti indesiderati sulle cellule del sangue sane. I risultati ottenuti forniscono una solida base scientifica per futuri studi clinici con i pazienti al fine di migliorare le opzioni terapeutiche per la cura di recidive di T-All.
    Lo studio è stato condotto da ricercatori dell'Università di Padova e dell'Iov grazie al contributo di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro. (ANSA).