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"Non chiediamo scorciatoie né posizioni riservate, ma condizioni che permettano al merito di emergere senza essere frenato dal genere. La parità non sarà raggiunta quando una donna eccezionale riuscirà, nonostante tutto, ad arrivare al vertice, ma quando nessuna donna dovrà più essere eccezionale per vedersi riconosciute le stesse opportunità". È il commento, raccolto dall'ANSA, di Rossana Berardi, ordinaria di Oncologia all'Università Politecnica delle Marche, direttrice della Clinica oncologica Aou delle Marche e presidente eletta dell'Aiom, l'associazione italiana di oncologia medica, in riferimento allo studio promosso dal Club Top Italian Women Scientists (Tiws) e sostenuto da Fondazione Onda Ets per cui l'89% delle scienziate italiane dichiara di aver incontrato ostacoli legati al genere.
Per Berardi questi dati dimostrano che "raggiungere risultati scientifici importanti non significa essere al riparo dalle difficoltà legate al genere, né dover considerare tali ostacoli come il prezzo inevitabile del successo". Un paradosso che risulta essere particolarmente evidente nell'oncologia, come spiega la stessa Berardi: "in questo settore le donne rappresentano ormai circa due terzi degli specialisti, ma la loro presenza si riduce drasticamente quando si sale nei livelli decisionali, arrivando a poco più del 20% tra i direttori di struttura e a meno del 10% tra i professori ordinari". Tra gli ostacoli, la difficoltà di conciliare la vita professionale e familiare. "Personalmente ho sempre vissuto il lavoro con una passione molto intensa, spesso a prezzo di un forte squilibrio rispetto alla vita personale - racconta -. La possibilità di conciliare la carriera con la maternità è dipesa anche dalla possibilità di chiedere e ricevere aiuto. Ma ciò che è stato possibile per alcune non può essere lasciato alle risorse personali, economiche o familiari". Berardi ricorda poi le istanze raccolte con l'associazione Women for Oncology Italy: "maggiore trasparenza nelle progressioni di carriera, pari riconoscimento anche economico, superamento degli stereotipi, accesso ai ruoli di leadership e strumenti concreti per conciliare il lavoro con la vita personale e familiare", con "analoghe esigenze emerse anche dall'ascolto dei soci dell'Associazione italiana di oncologia medica".


