PHOTO
(ANSA) - ROMA, 27 APR - Case di comunità al centro, ma servono funzioni chiare, personale, formazione e strumenti adeguati, attraverso un inquadramento più ampio delle riforme, una visione complessiva del Servizio sanitario nazionale e senza limitarsi a voler 'alleggerire' gli ospedali. È la posizione della Società italiana dei medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg) riguardo al decreto sulla riforma della medicina territoriale presentato dal ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Il provvedimento introduce cambiamenti nell'organizzazione dell'assistenza primaria, prevedendo un inserimento dei medici di medicina generale nelle Case di comunità e la possibilità, su base volontaria, di un passaggio al rapporto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale.
"Sarebbe stato preferibile collocare questo provvedimento all'interno di una riforma complessiva del Ssn, capace di integrare in modo coerente ospedale e territorio - sottolinea Alessandro Rossi, presidente nazionale della Simg -. Interventi non pienamente coordinati rischiano di essere poco efficaci o addirittura di generare contraddizioni".
Allo stesso tempo, secondo Claudio Cricelli, presidente emerito della Simg, "applicare alle cure primarie modelli organizzativi pensati per l'ospedale non rappresenta una modernizzazione, ma un errore di impostazione", poiché "l'ospedale funziona con una governance verticale", mentre "le cure primarie producono valore nel tempo, attraverso la continuità della relazione con il paziente e la conoscenza del suo contesto".
Accanto al modello organizzativo, secondo la Simg, restano aperte alcune questioni fondamentali per la reale operatività delle strutture territoriali, riguardanti soprattutto il personale sanitario e amministrativo, l'integrazione dei sistemi informativi, l'interoperabilità del Fascicolo sanitario elettronico, la telemedicina e la formazione dei professionisti.
In questo contesto, la Simg propone: una chiara definizione delle funzioni e delle interazioni tra i diversi livelli dell'assistenza territoriale; una valorizzazione del ruolo e delle responsabilità dei professionisti; un rafforzamento della formazione continua; governance clinica fondata su dati interoperabili, indicatori appropriati e valutazione degli esiti. (ANSA).


