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Obiettivo della medicina rigenerativa è trattare i tessuti danneggiati non solo dal punto di vista sintomatico, ma stimolando attivamente la rigenerazione autoctona. Per farlo si ricorre a varie tipologie di trattamento e la ricerca medica ha sviluppato nuove opzioni. Ne abbiamo parlato con il dottor Peter Mazzurana, esperto di medicina rigenerativa e direttore sanitario della Marienklinik di Bolzano.
«Oltre a utilizzare le cellule staminali del proprio tessuto adiposo o del midollo osseo, oggi, grazie alla ricerca, c’è la possibilità di ricorrere ad altre componenti biologiche provenienti dalla placenta come additivo. Il principio di base rimane lo stesso: il corpo umano possiede straordinarie capacità di riparare i tessuti danneggiati e di guidare i processi di guarigione. La medicina rigenerativa sfrutta proprio queste forze di autoguarigione».
Dottor Mazzurana, cosa è cambiato negli ultimi anni?
«Il progredire della ricerca e dello sviluppo ha aumentato le possibilità di influenzare i processi di autoguarigione. Una di queste è la terapia con cellule staminali da materiale autologo, cioè del corpo stesso. In pratica preleviamo queste particolari cellule dal tessuto adiposo del paziente e successivamente le iniettiamo nell’area danneggiata, dove aiuteranno la rigenerazione e influenzeranno positivamente i processi infiammatori. Questa terapia consente di ottenere ottimi risultati soprattutto nelle fasi iniziali e moderate di usura, come nell’artrosi. Quando si tratta di usure particolari, difetti e ritardi di consolidamento a seguito di fratture o necrosi ossee, preleviamo invece le cellule staminali dal midollo osseo».
Dove sta la novità?
«L’innovazione terapeutica arriva dalle cellule della placenta. In caso di danni fortemente avanzati si ricorre all’utilizzo di estratti di placenta da donatore o di componenti proteici placentari ottenuti da placenta di pesce. Questi contengono catene proteiche, fattori di crescita e altri stimolanti biologici che interagiscono con le cellule del corpo, riducono le infiammazioni e supportano il rinnovamento cellulare. I componenti della placenta forniscono impulsi aggiuntivi, mentre la rigenerazione vera e propria proviene dal tessuto del paziente stesso. I componenti della placenta stimolano la crescita delle cellule; il tessuto danneggiato – ossa, articolazioni, tendini, legamenti e cartilagine – si rigenera e si rinnova».
Quando si può ricorrere a questo procedimento?
«Lo utilizziamo in particolare in presenza di patologie articolari, tendinee e legamentose causate da usura, degenerazione o traumi. Voglio chiarire, però, che nonostante tutti i progressi la medicina rigenerativa non è la risposta a qualsiasi difetto articolare. Se un’articolazione è gravemente compromessa, il paziente viene indirizzato verso i trattamenti ortopedici tradizionali, come la sostituzione articolare con una protesi».
Si interviene dunque valutando caso per caso?
«Certamente. Bisogna visitare attentamente il paziente e fare una diagnosi precisa: la scelta del metodo più indicato dipende dal tipo di danno e dal suo stadio. Solo con un’attenta valutazione si possono raggiungere tassi di successo molto alti. La medicina rigenerativa è ormai una branca medica consolidata, che si pratica da quasi dieci anni alla Clinica Santa Maria. La tecnica si è sviluppata a tal punto che oggi il medico non tratta più soltanto le grandi articolazioni, ma anche piccoli segmenti ossei, come le articolazioni e i dischi intervertebrali della colonna. La Clinica Santa Maria è stata nel frattempo riconosciuta dalla Società Italiana di Medicina Rigenerativa come centro di riferimento, perché vantiamo un numero elevato di casi e con il nostro lavoro forniamo dati attendibili, supportando la ricerca scientifica e la raccolta di dati empirici».
Esiste una fascia d’età specifica in cui eseguire i trattamenti?
«La cosa importante è trattare il paziente con la procedura corretta, indipendentemente dall’età. In alcuni casi si può intervenire su persone giovani: praticare attività sportiva ad alto livello, ad esempio, può causare fenomeni degenerativi precoci. Intervenendo nelle fasi iniziali, sia il metodo con cellule staminali da tessuto adiposo sia quello con componenti placentari risultano efficaci. Ho avuto modo di trattare calciatori, giocatori di hockey e alpinisti, con il ritorno dei pazienti sportivi a prestazioni di punta. Ma la medicina rigenerativa può essere un’alternativa valida anche per le persone anziane. Ho trattato, ad esempio, un uomo di 92 anni con una spalla fortemente degenerata e dolorante. L’articolazione non ha recuperato mobilità, ma il paziente è tornato a essere libero dal dolore».
Quali sono i possibili futuri sviluppi della medicina rigenerativa?
«La terapia si sta continuamente evolvendo. Fin dove potrebbe spingersi lo dimostra un ambito particolarmente complesso: la lesione del midollo spinale. Alla Clinica Santa Maria questo trattamento non viene eseguito, ma in altri centri specializzati all’estero si sta lavorando a procedure dedicate, con i primi risultati molto promettenti. In questo caso, però, non si può ancora parlare di una terapia consolidata. La ricerca è ancora all’inizio, motivo per cui non bisogna alimentare false speranze. In Italia, inoltre, una simile applicazione non è ancora autorizzata».
«Spesso è sufficiente un trattamento per ridurre il dolore»
L’esperto
Responsabile della direzione igienico-sanitaria, del coordinamento delle attività cliniche e della supervisione dei dipartimenti specialistici della Marienklinik di Bolzano, il dottor Peter Mazzurana è esperto in medicina rigenerativa e svolge attività clinica e chirurgica da oltre dieci anni nell’applicazione d’avanguardia delle terapie cellulari e tessutali.
Membro attivo della Società Italiana di Medicina e Chirurgia Rigenerativa (SIMCRI), ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Innsbruck e ha svolto un corso di perfezionamento e un master focalizzato sulla chirurgia ad alta specializzazione al Karolinska Institutet di Stoccolma.
La sua formazione professionale è stata completata presso le cliniche universitarie di Vienna e Graz, in Austria, e di Basilea, in Svizzera, oltre che con soggiorni di studio in Germania per l’acquisizione di competenze metodologiche e cliniche di livello internazionale.
Articolo in collaborazione con Marienklinik (Dir. Sanitario: Dr. P. Mazzurana)



