(di Manuela Correra)

   Gli italiani sono sempre più anziani ed aumenta la richiesta di cure ed assistenza ma, di contro, gli ospedali sono sempre meno a misura di 'grandi vecchi'. Il 77% dei ricoverati ha oggi più di 70 anni e più di 4 patologie croniche concomitanti: i reparti di Medicina interna sono i più indicati a trattarli, ma mancano un medico e un infermiere su 5, la metà dei reparti è in overbooking e due pazienti su tre pagano il prezzo del boarding nei pronto soccorso, passando ore se non giorni in lettiga aspettando un letto che non c'è. E' la fotografia scattata da una nuova indagine della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi), condotta su 269 dipartimenti ospedalieri di Medicina interna.


    Questi reparti, afferma Fadoi, sono però sempre più in overbooking per carenza di letti, personale e dotazioni tecnologiche. Colpa di una loro obsoleta classificazione come reparti 'a bassa intensità di cura', quando la realtà odierna dice che proprio per l'età e la presenza di più patologie concomitanti oltre la metà dei ricoverati nelle medicine interne (il 50,9%) richiede invece una medio-alta intensità di cura.

    Essere considerati a bassa intensità di cura significa però avere diritto a meno personale, un minor numero di letti e di strumentazioni, e questo implica inevitabilmente un danno per i pazienti. E se l'ospedale non sembra tenere il passo dei cambiamenti demografici in atto, altrettanto si può dire dell'assistenza territoriale, le cui carenze finiscono per peggiorare poi la situazione negli stessi nosocomi. Secondo l'indagine, infatti, circa il 27% delle giornate di ricovero, oltre due milioni, si potrebbero evitare con una migliore presa in carico del territorio. Se poi molti ricoveri potrebbero essere prevenuti, lo stesso si può dire per le permanenze prolungate oltre il dovuto in reparto che fanno occupare impropriamente il 22% dei letti.

    Nel 45,3% dei casi perché c'è carenza di letti destinati alle cure intermedie, quelle degli Ospedali di Comunità in testa, mentre il 27,5% dei casi è attribuibile alle carenze dei servizi socio-assistenziali a domicilio e il 26,4% a difficoltà delle famiglie di farsi carico dei problemi post-dimissioni. Tornando alle Medicine interne, in media manca in organico un medico su cinque (20%). Percentuale analoga (22%) si registra per la carenza di personale infermieristico, con un 18% delle strutture che lamenta carenze superiori al 30% degli organici.
   

   Anche i letti scarseggiano, tanto che in media il tasso di occupazione nelle Medicine interne è del 99%, ma con il 49,8% delle strutture che è in overbooking, con tassi di occupazione superiori al 100%. Proprio la carenza dei letti genera circa due terzi dei casi di prolungata permanenza nei Pronto soccorso.
    Problemi che in larga misura, a parere di chi lavora nei reparti, potrebbero essere risolti riclassificando le medicine interne come a medio-alta intensità di cura.
   

   "Definire 'bassa' l'intensità della Medicina Interna - afferma Andrea Montagnani, Presidente Fadoi - significa giustificare rapporti numerici medici/pazienti e infermieri/pazienti inadeguati alle esigenze reali della maggior parte dei pazienti, complessi e fragili, ricoverati in Medicina Interna. Se la qualità dei processi organizzativi è centrale per la prevenzione del rischio, come richiesto dalla Cassazione, il sottodimensionamento del personale diventa un vizio di sistema, al quale ci auguriamo si ponga rimedio con la legge delega sul riordino della rete ospedaliera appena approvata dal Governo e in attesa di iniziare il suo iter parlamentare". Investire nella Medicina Interna, riconoscendone l'alta intensità clinica, conclude il presidente Fadoi, "è l'unico modo per garantire ai cittadini il diritto alla cura e ai medici il diritto di curare senza diventare i capri espiatori di carenze strutturali".