(ANSA) - ROMA, 29 APR - "Le cure palliative sono tornate di moda, ultimamente, non tanto per il loro contenuto, quanto in relazione al dibattito sulla legge del fine vita. La medicina contemporanea, iper-specializzata, ha perso la visione dell'umano. Se poi questo lo applichiamo alle nuove tecnologie, all'intelligenza artificiale, noi scopriamo lo smembramento e l'incapacità di cogliere la forza e la dignità della persona. Un concetto che unito a una cultura, appunto, iperindividualista crea danni enormi: è facile dire 'la vita è mia', come è ovvio, ma non è solo 'tua'. Questa definizione della relazionalità si scontra con una concezione, appunto, iperindividualista, che io rifiuterò solo quando mi mostrerete almeno un essere umano senza ombelico". Lo ha detto il monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita alla presentazione, oggi alla Camera, del 'Libro Bianco per la promozione delle cure palliative in Italia'.
    "Devo però riconoscere che in Italia abbiamo una buona legge sulle cure palliative, ma che purtroppo non è né conosciuta né attuata, e sono presenti forti disparità regionali - ha aggiunto monsignor Paglia -. Un aspetto che va affrontato, perché le cure palliative riconoscono l'importanza della dimensione sociale della persona, della salute e persino della sofferenza. Ecco perché io mi auguro che questo volume possa, come dire, togliere i lacci ad una comprensione ristretta di questa dimensione della cura o del prendersi cura che rischia di essere abbandonata dalla medicina". Infine, per monsignor Paglia "quando non si può guarire, non vuol dire che la medicina ha fallito. E' quando non si riesce più a curare che c'è l'abbandono e oggi noi viviamo in una situazione di abbandono terapeutico di migliaia e migliaia di persone". (ANSA).