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(ANSA) - ROMA, 14 OTT - Oltre 1,18 milioni di certificati di malattia riconducibili a patologie muscolo-scheletriche nel 2025, circa il doppio rispetto al 2013, e un incremento del 131% per le artropatie, categoria che comprende anche l'artrite reumatoide. Sono alcuni dei primi risultati di Fit for Work 2.0, l'aggiornamento dello studio del 2013 realizzato dall'Università degli Studi di Pavia e Anmar (Associazione nazionale malati reumatici) grazie alla collaborazione dell'Inps, presentati in occasione della Giornata mondiale del malato reumatico, promossa da Anmar Odv e dall'Osservatorio Capire a Roma.
Dallo studio, condotto su 352 milioni di certificati di malattia, emerge inoltre che le patologie muscolo-scheletriche rappresentano circa il 20% dei certificati di malattia con diagnosi codificata, ma la disponibilità delle informazioni costituisce uno dei principali limiti dell'analisi: soltanto il 20,8% dei certificati riporta la diagnosi, con differenze significative tra le Regioni. Un quadro che rende più complesso ricostruire le conseguenze della cronicità sulla capacità lavorativa e sui costi previdenziali.
"Secondo le stime del rapporto Fit for Work, il 70% dei costi delle malattie reumatiche croniche invalidanti era costituito da costi indiretti, riconducibili alla perdita di produttività, all'invalidità e alle ripercussioni sulle famiglie", ha spiegato Giorgio Lorenzo Colombo, direttore scientifico del Centro di ricerca Cefat dell'Università degli Studi di Pavia.
"Capire quanto incidano le assenze, quali difficoltà incontrino i lavoratori con patologie croniche e in quali condizioni rischino di uscire dal mercato del lavoro permette di individuare ambiti sui quali intervenire - ha sottolineato Silvio Giovine, componente della XI Commissione della Camera dei deputati e promotore dell'Intergruppo parlamentare Lavoro e Fragilità -. Con l'Intergruppo vogliamo dare continuità a questo percorso, coinvolgendo associazioni, imprese e comunità scientifica".
Per Luca Coletto, consulente di Anmar, i potenziali benefici per il sistema sanitario e per quello sociale e previdenziale andrebbero considerati insieme e per questo, "la Conferenza Stato-Regioni può rappresentare una sede importante per mettere in dialogo queste dimensioni". (ANSA).


