(ANSA) - ROMA, 08 OTT - Sono circa 328.000 le persone che nel Lazio convivono con il diabete di tipo 2; un dato in crescita, con una prevalenza che si assesta a circa il 5,7%, percentuale vicina alla media nazionale e in linea con il dato medio di prevalenza delle Regioni del Centro Italia. Numeri che rispecchiano una delle maggiori sfide sanitarie ed economiche per i sistemi sanitari di tutto il mondo.
Per valutare la capacità complessiva di risposta, la 'readiness', del sistema regionale del Lazio rispetto alla gestione di questa patologia, la Fiaso, la Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere, ha realizzato una survey regionale nell'ambito del progetto 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2', che vede il coinvolgimento di rappresentanti della comunità scientifica e professionale, associazioni dei pazienti, decisori regionali e direzioni delle aziende sanitarie. I risultati sono stati presentati oggi a Roma nel corso di un convegno promosso dalla Fiaso con il contributo non condizionante di Lilly e Roche Diabetes Care.
Dall'analisi dei dati per il Lazio emerge una certa distanza tra il modello disegnato dai riferimenti programmatori e quanto effettivamente implementato, soprattutto per quanto riguarda la continuità del percorso assistenziale.
Le criticità riguardano soprattutto l'applicazione non uniforme dei percorsi; il raccordo ancora inadeguato tra medicina generale e specialistica; alcuni passaggi del percorso di presa in cura non sufficientemente presidiati, come per esempio il ritorno del paziente stabile al territorio. A queste si aggiungono ostacoli amministrativi, difficoltà di accesso, barriere geografiche, sociali e digitali. Si rileva, inoltre, una disponibilità discontinua di alcune figure professionali, come infermieri e dietisti.
Il patrimonio informativo è significativo, ma va valorizzato maggiormente: la presenza di una cartella condivisa non assicura, da sola, uno scambio completo di informazioni, né il loro utilizzo sistematico per governare il percorso.
Non mancano i punti di forza: la competenza della rete diabetologica, l'attenzione all'appropriatezza e alla protezione cardiovascolare e renale, l'assistenza multiprofessionale e l'educazione terapeutica, la disponibilità della cartella clinica informatizzata, oltre che alcune esperienze locali di successo nel coordinamento dell'accesso.
"L'obiettivo finale del progetto - spiega Giuseppe Quintavalle, presidente Fiaso e direttore generale della Asl Roma 1 - è tradurre le evidenze raccolte in indicazioni operative, immediatamente utilizzabili da aziende sanitarie e decisori, ai diversi livelli, guardando alle specificità del diabete di tipo 2, ma anche ai suoi aspetti paradigmatici, che potrebbero consegnarci, questa è la nostra ambizione, un modello di intervento valido anche per altre cronicità". (ANSA).
Nel Lazio oltre 320mila persone con diabete di tipo 2
8 ottobre 2026 • 08:07

