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La denatalità, che ha visto secondo l'Istat un nuovo minimo storico del 2025 di 355.000 nuovi nati e un calo del 3,9% rispetto al 2024, non deve tradursi in un ridimensionamento delle cure per i più piccoli. È il messaggio emerso dal convegno nazionale "Il futuro della Neonatologia in Italia", promosso dalla Società Italiana di Neonatologia (Sin) al ministero della Salute, che ha riunito istituzioni, università e professionisti per delineare le priorità del settore.
Tra le principali richieste avanzate c'è il pieno riconoscimento accademico della Neonatologia. Attualmente, pur essendo una disciplina altamente specialistica e strategica, non ha un adeguato inquadramento universitario in Italia con ricadute negative sulla ricerca, sulla formazione dei giovani specialisti e la divulgazione scientifica: l'Italia è il fanalino di coda europeo per il numero di professori ordinari di Neonatologia. L'Italia gioca però un ruolo importante nella ricerca. Il presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco Robert Nisticò ha sottolineato "l'impegno per facilitare lo sviluppo di nuovi farmaci per le tante malattie neonatali orfane di terapie".
"Parlare di neonatologia oggi - ha detto Marcello Gemmato, sottosegretario alla Salute - significa parlare di prevenzione e diagnosi precoce, di equità e di capacità del servizio sanitario di accompagnare i cittadini fin dall'inizio della vita.
Investire nei primi mesi di vita significa costruire salute, ridurre le disuguaglianze e rafforzare la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale". Secondo il presidente della Sin, Massimo Agosti, investire nella neonatologia significa investire nel futuro del Paese, perché "ogni neonato conta e la qualità delle cure nei primi mille giorni di vita rappresenta un fattore determinante per la salute e lo sviluppo delle future generazioni". Un nodo riguarda l'organizzazione delle reti perinatali sul territorio. Gli esperti chiedono di rafforzare in modo uniforme il Servizio di trasporto d'emergenza neonatale e di promuovere la presenza continuativa dei genitori nelle Terapie intensive neonatali.
(ANSA).


