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Quasi diecimila persone in Italia convivono con l'Hiv senza esserne consapevoli: un sommerso che ostacola la lotta per l'azzeramento delle nuove infezioni. Mentre compie 40 anni la prima ampia sperimentazione con i farmaci antiretrovirali, che hanno rivoluzionato le storia della malattia, si attende una nuova legge sul tema. E la prevenzione resta a macchia di leopardo, a discapito delle donne e delle regioni del sud. Ad affrontare i nodi di un virus passato in secondo piano ma in continua mutazione, e per questo da non sottovalutare, è la 18/ma edizione di Icar, il principale congresso scientifico italiano dedicato alla ricerca sull'Aids, in corso a Catania.
In Italia vivono 150.000 persone con infezione da Hiv. Secondo l'Istituto Superiore di Sanità, le nuove diagnosi restano stabili: nel 2024 sono state 2.379. Crescono però le diagnosi tardive, talvolta già in fase di Aids. "Se ne parla poco e non fa più paura. Ma - chiarisce Cristina Mussini, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) - è importante mantenere l'attenzione alta. Come si controlla il colesterolo, si deve poter fare anche il test per l'Hiv".
Fino a qualche decennio fa la diagnosi non lasciava scampo, colpendo anche personaggi famosi, da Freddy Mercury a Rudolf Nuriev e Keith Haring. Risale al 1986 il primo studio clinico, negli Stati Uniti, su pazienti con Aids trattati con un antiretrovirale, la zidovudina, che rallentava la replicazione del virus. I risultati mostrarono una netta riduzione della mortalità, portandolo all'approvazione da parte dell'Fda, già l'anno successivo. Nel 1996 un'ulteriore svolta con le terapie combinate, ancor più efficaci nel bloccare la replicazione virale. "È stato uno dei più grandi successi della storia della medicina. Si è passati da una malattia con mortalità al 100% a una condizione cronica simile a diabete o il colesterolo alto, con una terapia da seguire per tutta la vita", ricorda Carlo Federico Perno, responsabile Unità di Microbiologia dell'Ospedale Bambino Gesù. Non esiste invece ancora un vaccino efficace: "È come cercare di colpire un bersaglio in movimento", aggiunge.
C'è però uno strumento per prevenire il contagio: è la Prep o profilassi farmacologica pre-esposizione, rivolta a persone che hanno rapporti a rischio. Nel 2024, dopo l'introduzione della rimborsabilità da parte del servizio sanitario, gli utenti che ne fanno uso in Italia sono passati da 10.697 a 16.220. La maggior parte però, secondo un recente studio, si concentra in Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, che raccolgono insieme il 75% dei pazienti. E le donne sono meno del 5%. "Nonostante la rimborsabilità il numero di utenti resta inferiore a quelli che ne avrebbero diritto", evidenzia Antonella Castagna, direttrice della Clinica di Malattie Infettive dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Intanto la legge sull'Hiv risale al 1990 ed è ormai datata. La proposta di legge di Mauro D'Attis, che prevede un quadro normativo in grado di sfruttare le attuali possibilità terapeutiche e di testing, nel 2022 era arrivata quasi all'approvazione, sfumata con la fine della legislatura. Il testo è stato ripresentato alla Camera, ma l'iter procede lentamente.


