(ANSA) - ROMA, 23 APR - Se i cyber attacchi e le frodi digitali sono ormai considerati minacce sistemiche, è meno percepito il rischio proveniente dalle aggressioni digitali alle narrazioni reputazionali. A farne le spese sono enti pubblici, aziende e governi, con la scienza e la medicina tra gli ambiti più esposti. Da questo pericolo che ha indicato la misinformazione e la disinformazione tra i rischi globali più gravi nei prossimi due anni, nasce la necessità di mettere in campo nuovi strumenti non solo per prevenire e proteggere i 'brand' istituzionali, ma anche per reagire alle narrazioni ostili in quella che è una vera e propria 'guerra invisibile'.
    Il tema è stato al centro della tavola rotonda 'Cyber Narrative: la guerra invisibile delle narrazioni', tenutosi al Centro Studi Americani a Roma.
    "Nel contesto attuale, il comunicatore, senza accorgersene, è chiamato a fare un nuovo mestiere - ha spiegato Andrea Barchiesi, fondatore e Ceo di Reputation Manager -. Stanno nascendo delle contro-narrative anche antagoniste, con intenzioni dannose, allo scopo di distruggere un brand o un istituzione. Quindi la reputazione va vista come un sistema che, esattamente come i sistemi informatici, può essere violato da un hacking che è sempre più strutturato". Per quanto riguarda, nello specifico, il settore della sanità e della scienza, "gli attacchi - ha spiegato Walter Ricciardi, ordinario di igiene e medicina preventiva all'Università Cattolica - a volte vengono addirittura dai governi stessi, oltre che dalla disinformazione e misinformazione di agenti che lo fanno per interesse commerciale o ideologico".
    "La scienza sta reagendo e stiamo mettendo in atto delle 'controffensive' sia in Europa che negli Stati Uniti - ha illustrato Ricciardi -. In Europa sono basate sulla legge: la presidente della Commissione europea Von Der Leyen proporrà una legge per la garanzia dell'indipendenza delle istituzioni di ricerca e per le università, per evitare che si ripeta quello che è successo in Polonia e Ungheria, mentre negli Usa c'è un movimento che si chiama Unpolitics, con i più grandi scienziati americani per passare dalla conoscenza all'azione".
    "Ci stiamo impegnando - conclude Ricciardi - anche a livello di Organizzazione mondiale della sanità, con cui abbiamo previsto programmi di formazione per i governi per contrastare la disinformazione sanitaria. Abbiamo coinvolto 21 dei 27 Paesi europei. Mi dispiace dire che l'Italia non è tra questi".
    (ANSA).