Molte donne rimandano la mammografia. Non per mancanza di informazioni, ma per timore: del dolore, del risultato, di ciò che potrebbe emergere. Eppure, è proprio questo esame a permettere di individuare precocemente il tumore al seno, spesso quando non dà ancora alcun segnale. “La mammografia consente di vedere alterazioni molto piccole, prima ancora che siano palpabili”, spiega la ginecologa Tiziana Tagliaferri. “E questo cambia completamente la prognosi: significa poter intervenire in una fase iniziale, con trattamenti meno invasivi e più efficaci.”

Quando è opportuno iniziare? Un tema sempre più discusso …

In Italia lo screening mammografico organizzato viene generalmente offerto alle donne tra i 50 e i 69 anni. Negli ultimi anni, però, diverse Regioni hanno ampliato la fascia di età, estendendo gli inviti anche alle donne tra i 45 e i 74 o 75 anni, seguendo le più recenti indicazioni europee e l’evoluzione delle conoscenze scientifiche. “Molti specialisti ritengono che iniziare prima possa essere utile soprattutto in presenza di fattori di rischio”, sottolinea Tagliaferri. “Non esiste un’età uguale per tutte: ogni donna ha una storia personale e familiare diversa.” Tra i principali fattori di rischio rientrano la familiarità per tumore al seno o all’ovaio e la presenza di mutazioni genetiche come BRCA1 e BRCA2, diventate note anche al grande pubblico grazie a testimonianze come quelle di Angelina Jolie o, più recentemente, della modella Bianca Balti. Essere portatrici di queste mutazioni non significa ammalarsi con certezza, ma comporta un rischio significativamente più elevato e richiede controlli personalizzati e più ravvicinati. “L’errore più comune”, aggiunge la ginecologa, “è aspettare la comparsa di un sintomo. La mammografia serve proprio quando non si sente ancora nulla.”

Un esame temuto più di quanto serva

Tra i motivi che portano molte donne a rimandare l’esame c’è soprattutto la paura del dolore. Un timore diffuso, ma che nella pratica si rivela spesso molto più contenuto di quanto si immagini. “L’esame dura pochi minuti e la compressione del seno solo alcuni secondi”, spiega il radiologo Paolo Cabassa. “Può esserci un lieve fastidio, ma oggi le tecnologie hanno migliorato notevolmente il comfort e la qualità delle immagini.” E c’è anche un falso mito duro a morire. “Va assolutamente sfatata la convinzione che la compressione del seno possa favorire lo sviluppo di tumori”, precisa Cabassa. “Non esiste alcuna evidenza scientifica: è una leggenda popolare, uno di quei ‘discorsi da bar’ che continuano a circolare senza alcun fondamento.” Secondo lo specialista, è soprattutto l’ansia ad alimentare la paura. “Spesso ci si aspetta qualcosa di molto peggiore rispetto a ciò che realmente si prova.”

Cosa può rivelare una semplice immagine

La forza della mammografia sta nella sua capacità di individuare segnali minimi, invisibili al tatto. “Parliamo di microcalcificazioni, distorsioni o piccoli noduli, anche di pochi millimetri”, spiega Cabassa. “Elementi che, se riconosciuti in tempo, consentono di intervenire precocemente, con elevata probabilità di guarigione.” La mammografia, però, non va vista come un esame isolato. “L’ecografia da sola non basta”, chiarisce il radiologo. “È la sinergia tra mammografia ed ecografia che permette il massimo livello di individuazione delle lesioni.” L’evoluzione digitale ha ulteriormente aumentato l’accuratezza diagnostica, offrendo immagini sempre più precise con una dose molto bassa di radiazioni.

Dopo il referto: capire, non allarmarsi

Ricevere il risultato resta per molte donne il momento più delicato. Ma un eventuale approfondimento non equivale automaticamente a una diagnosi di tumore. “Nella maggior parte dei casi il referto è rassicurante”, sottolinea Cabassa. “Quando chiediamo esami aggiuntivi, significa semplicemente che vogliamo chiarire meglio una situazione.” Anche per questo il confronto medico-paziente resta fondamentale. “La mammografia non è un punto di arrivo”, conclude Tagliaferri. “È uno strumento prezioso all’interno di un percorso più ampio di prevenzione e cura.” Informarsi, conoscere il proprio rischio e non lasciarsi bloccare dalla paura resta oggi il primo passo. Perché prendersi cura di sé significa anche concedersi il tempo di un controllo che, in molti casi, può davvero fare la differenza.

Gli esperti

Dott.ssa Tiziana Tagliaferri
La dott.ssa Tiziana Tagliaferri è specialista in ginecologia con anni di esperienza clinica e una comprovata expertise nel campo dell’oncologia ginecologica. Ha conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università La Sapienza di Roma, ottenendo nel 1992 il titolo di specialista in ginecologia e ostetricia. Nel 2004 ha conseguito il dottorato presso la stessa università in oncologia ginecologica. Inoltre, nel 2014 ha ottenuto l’accreditamento per l’ecografia oncologica ginecologica di livello II presso l’Università Cattolica di Roma. Attiva dal 2001 nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Bolzano, inizialmente come libera professionista e dal 2003 fino a novembre 2024 come specialista, dal 2013 è referente interna per l’oncologia ginecologica delle aziende sanitarie altoatesine. Nel 2017, inoltre, ha assunto il coordinamento regionale dello studio internazionale IOTA 6 in Alto Adige. Dall’anno accademico 2018–2019 svolge inoltre attività di docenza presso l’Università degli Studi di Verona, sede della Scuola Provinciale Superiore di Sanità “Claudiana”, incarico che ricopre tutt’oggi. Dal gennaio 2025, la dott.ssa Tagliaferri è specialista in ginecologia presso la Marienklinik. Oltre alla sua attività clinica, è autrice di pubblicazioni scientifiche su riviste specializzate internazionali e partecipa regolarmente come relatrice e moderatrice a congressi nazionali e internazionali. Il suo lavoro unisce elevata competenza scientifica a una cura empatica verso la paziente in tutte le fasi della vita della donna.

Dott. Paolo Cabassa

Il Dr. Paolo Cabassa è specialista in radiologia con decenni di esperienza clinica, organizzativa e di leadership nell’imaging diagnostico. Ha conseguito la laurea in medicina presso l’Università di Bologna con il massimo dei voti 110/110 e si è successivamente specializzato in radiodiagnostica presso l’Università di Brescia, anche con lode. Dal 1996 al 2012, il dott. Cabassa ha lavorato come direttore medico presso gli Spedali Civili di Brescia, assumendo anche il ruolo di responsabile della qualità del reparto di imaging diagnostico. Tra il 2012 e il 2021, ha diretto la struttura complessa di radiologia dell’ASST Franciacorta a Chiari, dove dal 2018 al 2019 ha ricoperto anche il ruolo di direttore del reparto servizi. Dal 2021, il Dr. Cabassa fa parte del team medico della Marienklinik di Bolzano, dove mette a frutto la sua vasta esperienza nella moderna diagnostica radiologica. Il suo approccio è caratterizzato da un’alta precisione diagnostica, collaborazione interdisciplinare e una lunga esperienza di leadership.

Articolo in collaborazione con la clinica Santa Maria di Bolzano